L'ex capo di Stato 94enne è accusato, dopo 30 anni, di aver abbattuto due aerei civili nel 1996. Trump: «Grande notizia, non ci sarà un'escalation»
Gli Stati Uniti hanno incriminato l’ex presidente cubano Raúl Castro, novantaquattrenne e fratello di Fidel Castro, e altre cinque persone con accuse di «omicidio» e «cospirazione per uccidere cittadini americani», in relazione all’abbattimento nel 1996 di due aerei del gruppo di assistenza umanitaria “Brothers to the Rescue”. Secondo il Dipartimento di Giustizia statunitense, l’episodio avvenne quando due Cessna non armati furono abbattuti da caccia cubani al largo dell’isola, provocando la morte di quattro cittadini cubani e americani. All’epoca Castro era ministro della Difesa di Cuba e, secondo l’accusa, avrebbe avuto un «ruolo di comando nell’operazione».
L’incriminazione
L’incriminazione – definita da Donald Trump «grande notizia» – è stata annunciata a Miami e rappresenta una significativa escalation nelle tensioni tra Washington e L’Avana. Le autorità americane hanno sottolineato che l’obiettivo è «ottenere giustizia per le vittime», anche se la possibilità di un processo in tribunale negli Stati Uniti resta incerta. «Vogliamo che affronti la giustizia qui. C’è un mandato d’arresto e ci aspettiamo che si presenti volontariamente o per altre vie», ha detto il ministro della giustizia americano ad interim Todd Blanche. In caso di condanna, alcuni degli imputati rischiano la pena dell’ergastolo. Raul Castro, che è stato ministro della difesa per 49 anni e per 12 presidente, rischia invece fino a cinque anni di reclusione per ognuno dei capi di accusa mossi nei suoi confronti.










