Le mosse del dragone
Roberto Donghi
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Dopo Alessandro Barbero e Alessandro Orsini, il matematico e saggista Piergiorgio Odifreddi si unisce al coro delle accademiche voci anti-occidentali nostrane. In diretta televisiva su La7, il professore ha definito Taiwan il corrispettivo di Salò, Chiang Kai-Shek il “Mussolini cinese”, arrivando persino a dichiarare che “Taiwan ci serve per i microchips, ma questo non ne legittima l’esistenza”. Che Chiang Kai-Shek non fosse un esempio di democrazia e liberalismo è ben noto a tutti; fu autoritario, militarista e tuttavia capace di riunificare una nazione divisa tra signori della guerra. Eppure, la sua controparte non era un movimento di liberazione democratico, bensì l’Esercito Popolare di Mao Tse-Tung. Accostare la Cina nazionalista al fascismo significa mancare di rispetto ai milioni di cinesi morti sia da innocenti che da soldati nazionalisti al fronte. Chiang Kai-Shek, infatti, il fascismo lo ha combattuto per davvero, in una guerra spietata contro il Giappone, uno dei tre Paesi dell’Asse. Parrebbe che, per alcuni illustri accademici, siano stati soltanto i sovietici a combattere il nazismo, con buona pace dei sacrifici umani ed economici del Regno Unito, degli Stati Uniti, che rifornivano Mosca o, in questo caso, della Repubblica di Cina.










