Cesare D’Angelo è il volto di Kaspersky in Italia. General manager di un’azienda che è nata in Russia, ma che oggi si definisce euorope, D’Angelo è costretto a muoversi tra la Scilla del sospetto geopolitico e la Cariddi delle conseguenze concrete. Esclusa da alcuni contratti della pubblica amministrazione, ma attiva e in crescita nel settore privato, che ne riconosce la leadership nella sicurezza informatica. “I nostri prodotti hanno superato test esterni e certificazioni in maniera sempre brillante. Oggi c’è un tema politico che passa oltre la questione tecnologica”. Lo incontriamo a margine di Horizon, l’evento dove Kaspersky ha presentato ricerche su temi che vanno ben oltre il classico perimetro della sicurezza informatica: 92.000 attacchi malware camuffati da ChatGPT e altri strumenti AI, il rischio che l'intelligenza artificiale impari a manipolare i comportamenti umani, i limiti del riconoscimento facciale. Sullo sfondo, una domanda che riguarda direttamente Kaspersky: perché un'azienda che si occupa di proteggere le infrastrutture digitali è formalmente vietata nella pubblica amministrazione italiana?
Oggi avete presentato 92.000 attacchi rilevati attraverso malware travestiti da ChatGPT, Claude, Gemini. Più l'intelligenza artificiale entra nella vita quotidiana, più diventa un'arma nelle mani di chi la usa a fini criminali. Quali scenari apre questo fenomeno?









