Nello scenario globale di sostenuta competizione geoeconomica, il settore dei semiconduttori è quello in cui negli ultimi anni si sono concentrati alcuni dei principali sforzi di policy da parte delle principali potenze internazionali. Cina e Stati Uniti hanno investito numerose risorse ed energie per competere in uno dei capi strategici per lo sviluppo di tecnologie innovative come l’intelligenza artificiale, ma il quadro non è ristretto ai soli due Paesi.

A guidare lo spostamento della frontiera tecnologica in questo settore c’è TSMC, società taiwanese di fabbricazione di microchip per conto terzi su cui fanno affidamento tutti i più grandi colossi dell’industria high-tech mondiale. TSMC, infatti, rappresenta da sola l’86% del mercato mondiale dei microchip più avanzati, cioè quelli con caratteristiche fisiche inferiori ai 5 nanometri. Più da distante segue Samsung Electronics, il braccio in-house del conglomerato sudcoreano dedicato alla fabbricazione di microchip. Infine, chiudono la classifica la statunitense Intel e la cinese SMIC. In questa competizione è vistosamente assente una potenza industriale e tecnologica come quella giapponese, ma questa situazione potrebbe essere destinata a cambiare.