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Mettere in mostra la complessità del fondatore della storia dell’arte assieme alla articolata realtà politica, artistica e culturale della Roma pontificia del XVI secolo dà la misura del livello del progetto culturale curato da Alessandra Baroni a Palazzo Caffarelli (Musei Capitolini). «Vasari e Roma», promossa da Roma Capitale, visitabile fino al 19 luglio (catalogo Gangemi), non ha bisogno di artifici espositivi per raccontare in appena quattro sale, corrispondenti ad altrettante sezioni, il legame profondo tra la città dei papi e il celebre pittore, architetto, scenografo e biografo del Cinquecento.Oltre settanta opere tra dipinti, disegni, incisioni, lettere e sculture, con un percorso che segue con rigore cronologico i soggiorni romani dell’artista.La prima sezione ricostruisce l’arrivo del giovane Vasari negli anni Trenta del Cinquecento, al seguito del cardinale Ippolito de’ Medici, e il suo inserimento negli ambienti della comunità fiorentina. È una Roma cosmopolita, ancora segnata dalle ferite del Sacco del 1527, ma attraversata da una straordinaria vitalità culturale, capace di attrarre artisti e intellettuali da tutta Europa. In questo contesto si sviluppano reti di relazioni fondamentali, tra incontri, cantieri e scambi intellettuali, anche per la futura elaborazione delle celeberrime Vite degli artisti vissuti tra Duecento e Cinquecento, da Cimabue a Michelangelo Buonarroti. Le opere giovanili esposte mostrano chiaramente influenze raffaellesche e manieriste, ma evidenziano anche limiti espressivi: il Cristo portato al sepolcro (1532) e la Natività (1538) rivelano un linguaggio aggiornato, talvolta colto, ma non sempre capace di raggiungere profondità emotiva o autonomia stilistica.







