Pubblicato il: 20/05/2026 – 17:16
di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME «Sei la vita mia, a posto, non parlare più… ti voglio bene sempre assai». «(…) ti dico di presenza però… o sono cinquanta e cinquanta o sessanta…». C’è anche questa conversazione negli atti dell’inchiesta che, questa mattina, ha portato all’arresto di 26 persone su ordine del gip di Palermo, Lirio G. F. Conti. Il dialogo intercettato ha come protagonisti Antonino La Mattina e Antonio Galatà. Il primo, 34enne di Palermo, è considerato un sottoposto di Gabriele Pedalino, figlio di Francesco e nipote dello storico uomo d’onore Salvatore Profeta, e a capo del gruppo criminale che, attraverso più canali di approvvigionamento, avrebbe importato nel capoluogo siciliano diversi quantitativi di droga, soprattutto cocaina. Il secondo, invece, è un 31enne di Polistena, tra gli indagati dell’inchiesta e indicato negli atti come uno dei fornitori calabresi collegati a La Mattina, per il quale però il gip non ha previsto alcuna misura in questa fase preliminare dell’indagine.
L’indagine
L’operazione nasce da una indagine coordinata dalla Dda di Palermo, diretta dal procuratore Maurizio de Lucia, e condotta dalla Squadra Mobile e dal Ros dei carabinieri. Secondo l’impostazione accusatoria, nel capoluogo siciliano avrebbero operato più gruppi dediti all’importazione e allo smercio di droga, soprattutto cocaina, con basi nei quartieri di Villagrazia, Santa Maria di Gesù e Villaggio Santa Rosalia. Canali di approvvigionamento che, secondo gli investigatori, passavano anche dalla Calabria e dalla Campania. È dentro questo quadro che si inserisce il ruolo attribuito ad Antonio Galatà, indicato negli atti come uno dei fornitori calabresi collegati al gruppo palermitano.













