Pur di rimanere in Coldiretti, Ettore Prandini ha rinunciato a candidature politiche di peso e, nella guerra della Confederazione dei coltivatori diretti alla carne coltivata, al grido di “delinquente, buffone” si è reso anche protagonista dell’aggressione verbale al deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova che manifestava in piazza Montecitorio contro il disegno di legge che vietava produzione e commercializzazione di carne coltivata. Accadeva nel 2023 proprio fuori dal Parlamento, davanti a politici, manifestanti e cronisti, che hanno raccontato di come si sia sfiorata la rissa. Tutto per la causa, il settore zootecnico e gli allevamenti italiani, ritenuti da Prandini “un modello di sostenibilità”. C’è poco da meravigliarsi, dunque, se l’assemblea dell’Associazione Italiana Allevatori ha rinnovato le cariche sociali, eleggendolo alla presidenza. Imprenditore agricolo bresciano e, dal 2018, presidente nazionale di Coldiretti, alla guida della quale è stato riconfermato nel 2023, negli ultimi otto anni Prandini è stato il volto pubblico (e anche politico) del sindacato.

Le priorità secondo il nuovo presidente di Aia

Subito dopo la nomina alla presidenza dell’Associazione Italiana Allevatori ha illustrato la strada che intende segnare: “La priorità sarà rafforzare il reddito delle imprese, sostenere l’innovazione, promuovere benessere animale e biosicurezza e consolidare un modello produttivo fondato su dati affidabili, qualità, sostenibilità e trasparenza”. Sulla carta, niente da eccepire, anche se inchieste giornalistiche e indagini tuttora al vaglio delle Procure d’Italia mostrano che finora non tutto ha funzionato, a iniziare da quelle aziende che percepiscono i soldi della Politica agricola comune (quindi dei cittadini europei) senza rispettare né le regole di trasparenza, né il benessere animale, né quello umano stando alle condizioni osservate in decine di allevamenti intensivi. E poi c’è la questione delle piccole aziende che continuano a chiudere, per far spazio a quelle di grandi dimensioni, con un numero di animali sempre maggiore. Per Prandini “abbiamo la zootecnia più sostenibile in Europa”, ma gli esperti continuano a confermare che gli allevamenti intensivi sono, per definizione, insostenibili.