“Ho deciso, voglio prendermi un cane”. Spesso colleghi e amici vengono in redazione a La Zampa dicendo questa frase. Un bellissimo pensiero, poi però il pensiero va subito a tutti quei cani e gatti che vengono riportati al rifugio per “ripensamenti” dovuti a diversi motivi. Così iniziamo a fargli quelle domande “scomode”, quelle che poi in realtà fanno spesso i volontari per cercare di assicurare un futuro sereno e duraturo in famiglia ai pelosetti. Domande che talvolta sembrano quasi disincentivare all’adozione, ma in realtà servono come base di partenza per un’adozione consapevole che è cosa ben diversa: la prima si basa su un gesto d’amore che, seppur elogiabile, rischia di dimenticare tutte le responsabilità che la convivenza con un cane richiede.
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Siamo bravissimi a immaginare la parte emotiva: le corse al parco, le coccole sul divano, le foto divertenti da condividere. Molto meno bravi a visualizzare il resto: le uscite quotidiane anche quando piove, gli orari da rispettare, la gestione della solitudine, le spese veterinarie, le vacanze organizzate in funzione sua, l’energia mentale necessaria per educarlo davvero. Perché un cane non entra nella nostra vita per renderla più bella e basta. La cambia. A volte profondamente.






