Shein fagocita anche Everlane: il gigante dell’ultra fast fashion ora vuole anche sembrare sostenibile?

C’era una volta Everlane, il brand californiano che prometteva “trasparenza radicale”, magliette minimaliste e moda etica senza sensi di colpa. E poi c’è Shein, il colosso cinese dell’ultra fast fashion accusato da anni di alimentare sovrapproduzione, inquinamento e consumismo compulsivo.

Ora immaginate le due aziende insieme. No, non è un meme, né la puntata più distopica di Black Mirror. Secondo diverse indiscrezioni, Shein avrebbe acquisito Everlane per circa 100 milioni di dollari. Dalla “trasparenza radicale” all’ultra fast fashion.

Fondata a San Francisco nel 2011 da Michael Preysman e Jesse Farmer, Everlane era diventata il simbolo della moda “consapevole” per millennials: filiere dichiarate, prezzi spiegati nel dettaglio, tessuti più sostenibili, toni neutri e quell’estetica da “capsule wardrobe” che sembrava voler salvare il pianeta un maglione beige alla volta.

Sul sito dell’azienda, ancora oggi, campeggiano promesse climatiche ambiziose: ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.