Se da una parte la prima gara delle finali Nba di Conference a Ovest tra Oklahoma City Thunder e San Antonio Spurs ha offerto un discreto livello di spettacolo, quella a Est tra i New York Knicks e i Cleveland Cavaliers non è stata certo da meno. Al Madison Square Garden, la squadra di coach Mike Brown, sotto di 22 punti nell’ultimo periodo di gioco, ha battuto i Cavaliers 115 a 104 chiudendo la partita con un parziale di 44 a 11 e realizzando una rimonta storica. La franchigia nata nel 1946 non era mai riuscita a recuperare uno svantaggio simile, ma soprattutto si tratta del recupero più grande mai avvenuto nell'ultimo quarto di una finale di Conference dal 1997. Vincendo la partita, sono diventate otto le vittorie di fila in questi Playoff per i Knicks, le stesse che, dall’altra parte del tabellone, avevano fatto i Thunder prima di incontrare sul loro percorso Wembanyama.Il giorno prima il francese aveva messo a referto, oltre ai 24 rimbalzi, 41 punti. Oggi nessuno dei giocatori scesi in campo è riuscito a superare quella soglia. Chi ci è andato più vicino è stato il capitano dei Knicks Jalen Brunson che ne ha messi a segno 38, quasi la metà dei quali nel momento decisivo della partita. Tra l’ultimo quarto e l’over time ne ha segnati 17, più di tutta la squadra avversaria che ne ha totalizzati solo 11, senza contare i 5 assist, le due palle rubate e soprattutto le zero palle perse. Il playmaker dei Knicks, classe 1996, arrivato nel 2022 da free agent, dopo quatto anni passati a Dallas, non ci ha messo molto prima di affermarsi come stella di una squadra che dal 2020 ha deciso che bisognava ritornare a vincere dopo diverse stagioni passate a fare i comprimari. Infatti dal quell’anno in poi - con una sola partecipazione nel precedente ventennio - New York è approdata ai Playoff cinque volte su sei e la scorsa primavera ha sognato fino alle finali di Conference. A dicembre poi i Knicks hanno vinto il loro primo trofeo, la Nba Cup a Las Vegas, dal 1973 con Brunson Mvp.Ora New York sogna di vincere il titolo che manca da oltre cinquant’anni: il roster è talmente profondo che anche in una giornata non particolarmente brillante di Karl-Anthony Towns e Josh Hart sono venuti fuori Mikal Bridges con i suoi 18 punti e Landry Shamet che, tra l’altro, ha segnato la tripla del pareggio a 45 secondi dalla fine. Ma se da una parte c’è una squadra che ha rimontato, dall’altra ce n’è una che, pur essendo in controllo della partita, a un certo punto si è spenta. E uno dei motivi è stata la lotta impari tra il playmaker di New York e James Harden che ha segnato soltanto 15 punti, con 5 canestri su 16 tentativi, ha perso 6 palloni e ha mostrato tutti i suoi limiti difensivi nel confronto con Brunson. L’unico dei Cavaliers a salvarsi dal black out avvenuto a 7 minuti e 50 secondi da una vittoria che sembrava oramai certa, è stato Donovan Mitchell che ha segnato 29 punti.La serie è ancora lunga, ma la prossima partita dirà se e come la storica rimonta dei Knicks avrà impattato nella testa dei Cavaliers. Intanto, come gara 1 tra Thunder e Spurs, anche le finali a Est sono finite all'over time. Stavolta di tempi supplementari ce n’è stato solo uno, ma resta il fatto che è la prima volta che accade nella storia della massima serie americana. E oggi ritornano in campo Wembanyama e Shai Gilgeous-Alexander.