CONEGLIANO (TREVISO) - Una serata di dialogo e confronto con chi vive la montagna nel quotidiano, non solo come cornice idilliaca e fonte di ispirazione poetica, ma come terra natia in cui affondano ricordi, anche dolorosi, e affiorano le avversità insite nel rapporto tra l'avidità dell'uomo e la generosità della natura: con queste premesse, sabato 23 maggio, alle 18, il Radiogolden di Conegliano ospita Mauro Corona e la figlia Marianna, per l'evento dal titolo "Quando la natura ispira: la montagna come stile di vita". Tra letture, racconti e incursioni artistiche di Costante Poiana Biz, verranno presentati gli ultimi due libri pubblicati da Mauro e Marianna Coronna, entrambi residenti a Erto quando non sono in giro per l'Italia a incontrare il sempre più vasto pubblico di lettori ma con stili e approcci alla scrittura molto diversi.
Mauro Corona e la casa rifugio: l'arredo essenziale, i materiali in legno e lo studio (protagonista dei suoi collegamenti) RIFUGI Marianna, con il suo ultimo libro "Rifugi per un tempo sospeso" (Rizzoli), ci regala un viaggio intimo e profondo che trasuda del suo legame indissolubile con la montagna, fonte di ispirazione e di forza. I brevi racconti che lo compongono sono frutto di appunti che sgorgano da episodi apparentemente comuni ma mai banali: piccoli e grandi messaggi della natura, che fanno scaturite nella scrittrice i ricordi dei momenti significativi della sua esistenza. Con delicatezza e lucidità, l'autrice rievoca l'infanzia trascorsa accanto al padre, Mauro Corona, attraverso le esperienze e i luoghi che hanno segnato la sua crescita e l'intenso rapporto con la montagna. Racconto dopo racconto, il paesaggio accompagna e amplifica le lotte interiori e i trionfi: dalle difficoltà legate a una malattia oncologica affrontata con tenacia, alla riscoperta dell'equilibrio e della serenità grazie alla pratica dello yoga, che si fonde perfettamente con la maestosità delle vette. I SENTIERI Se per Marianna è "solo" la terza esperienza letteraria, per il padre veterano Mauro "I sentieri degli aghi di pino" (Mondadori) suona quasi come un'eredità da consegnare alle future generazioni: il romanzo narra la storia di due fratelli, nipoti di un montanaro che li ha allevati a salite e passeggiate nel bosco, nei cui tratti si possono cogliere non pochi riferimenti autobiografici. Stesse radici, ma crescite diverse, il ragazzo e la ragazza "senza nome" sviluppano due approcci apparentemente divergenti alla montagna: sensibile e rispettosa lei, aggressivo e predatore lui. Ma la vita gira e le radici di chi nasce sui pendii rivelano la loro saldezza, se sono state ben nutrite: il finale suona come una visione - testamento per i piccoli paesi di montagna, e Mauro sembra darci la ricetta per un rinascimento alpino, improntato al rispetto, alla sostenibilità e alla fiducia nelle nuove generazioni.









