ERTO (PORDENONE) - Marianna Corona torna in libreria con "Rifugi per un tempo sospeso" (Rizzoli) un libro che nasce dal desiderio di raccontare una montagna non turistica, una montagna riflessiva e custode delle più profonde emozioni umane, una montagna che ancora, per fortuna, permette di rallentare, di osservare, di allontanarsi dal caos. Ogni racconto nel libro è impreziosito dalle immagini a colori dell'illustratrice Giulia Borsi.
Tra parole e disegni, sfogliandolo, sembra di entrare in un bosco. «Marianna è delicata come una farfalla»: così suo padre, il rude Mauro Corona la racconta. Conoscerla è una scoperta. Il dolore l'ha plasmata, la scrittura l'ha guarita e oggi Marianna è una delle voci più autentiche della montagna vera, della natura nella sua dimensione più spontanea e selvatica.
Avrebbe mai pensato di diventare scrittrice, con un padre già scrittore affermato?
«No, mi pareva terreno molto scivoloso, nonostante la scrittura sia sempre stata una parte importante della mia vita, pubblicare mi spaventava molto e con un padre scrittore non mi sembrava proprio il caso. Nemmeno il tumore al colon era nei miei programmi. L'esistenza prende pieghe inaspettate. Però vado fiera di una cosa: sono state le case editrici a cercarmi, io non mi sarei mai proposta. Non sono tipo da primi passi. E ringrazierò per sempre la Giunti perché scrivere "Fiorire tra le rocce" mi ha ridato un entusiasmo forte e decisivo in un periodo molto difficile della mia vita»






