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Un recente studio dell’Istat ha chiarito una volta per tutte una questione su cui economisti e politici italiani hanno molto dibattuto negli ultimi anni. Ha stabilito cioè che il governo di Giorgia Meloni è riuscito a risolvere il problema del cosiddetto fiscal drag, o drenaggio fiscale.
È un fenomeno che riguarda i sistemi fiscali progressivi, come quello italiano, cioè quelli che seguono il principio per cui più si guadagna e più si deve contribuire al bilancio dello Stato, con un sistema a scaglioni. Quando salgono i prezzi, gli stipendi e in generale i redditi da lavoro tendono ad adeguarsi gradualmente al costo della vita; proprio questi aumenti portano a sforare le soglie entro cui si ha diritto a bonus o detrazioni, o anche la soglia dello scaglione successivo in cui si pagano aliquote più alte.
Un esempio pratico può aiutare a capire il meccanismo: con un reddito ipotetico di 100 euro al mese si possono comprare 100 chili di patate, se costano un euro al chilo. Se le patate rincarano per l’inflazione, e costano 1,5 euro al chilo, e il reddito aumenta di conseguenza e diventa 150 euro al mese, si possono sempre comprare 100 chili di patate. Però se il sistema fiscale non cambia, l’aumento del reddito porta a una tassazione maggiore, o a perdere alcune detrazioni, e dunque a una condizione peggiore di prima.






