Avrebbero "spolpato", portandole al fallimento e svuotandole dei beni per evitare di metterli a disposizione dei debitori, ben 30 aziende in crisi con sedi nelle province di Treviso, Venezia, Padova, Udine, Milano e Lucca. Sono dodici gli indagati a vario titolo per bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte nell'inchiesta del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Treviso che in queste ore, su ordine del Gip del tribunale di Treviso, ha eseguito un maxi sequestro di beni per un ammontare complessivo di 4,7 milioni di euro.L'operazione coordinata dalla Procura di Treviso è un nuovo filone d'indagine relativo a Flavio Zanarella, imprenditore padovano, sedicente "business angel" ed ex responsabile responsabile sviluppo Pmi di Federcontribuenti, già finito agli arresti domiciliari nel luglio 2025 per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, malversazione, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Al centro di questo nuovo filone c'è la dichiarazione di liquidazione giudiziale di due società di capitali (una società immobiliare con sede a Padova e un'azienda di Silea specializzata nella realizzazione di cisterne in acciaio), facenti parte di un nutrito numero di imprese riconducibili a un “gruppo direttivo” composto da quattro persone, associatisi al fine di commettere delitti penal-tributari, di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Sono tutti consulenti aziendali che comunicavano tra loro in una chat di WhatsApp e che non avevano nessun tipo di incarico nelle aziende “spolpate”: un 61enne di Ravenna, un 48enne di Bassano del Grappa, un 49enne di Conselve e un 55enne di Campo San Martino. Gli altri otto indagati sono tutti prestanome e di nazionalità italiana: un 59enne di Venezia, un 55enne di Ferrara, un 45enne di Treviso, un 59enne di Thiene, un 67enne di Vicenza, un 59enne di Barletta e un 66enne di San Giorgio in Bosco.Le fiamme gialle hanno accertato come i quattro consulenti, attraverso la gestione del gruppo societario di fatto - amministrato da “prestanome” - hanno adottato su larga scala un "disegno criminoso", così l'hanno definito gli investigatori, per svuotare oltre trenta aziende in crisi, replicando il medesimo modus operandi anche all’interno delle due imprese trevigiane investigate.In particolare gli indagati, dopo aver rilevato una S.p.A., hanno distratto liquidità per circa 817.000 euro attraverso la disposizione di bonifici bancari in favore di società riconducibili al medesimo gruppo, giustificati cartolarmente da contratti di finanziamento fittizi volti a ostacolarne concretamente l’origine delittuosa. Il denaro incamerato dalle imprese beneficiarie è stato subito reinvestito, per circa 551.000 euro, per acquisire ulteriori partecipazioni societarie.Inoltre, dopo aver acquisito il controllo di fatto di un’ulteriore società gravemente indebitata nei confronti dell’Erario, i quattro hanno distratto un ramo d’azienda - del valore di circa 2,8 milioni di euro - in favore di una new company, il cui pagamento è avvenuto attraverso compensazioni fittizie di crediti erariali e commerciali, risultate meramente strumentali a trasferirne la proprietà e sottrarsi al pagamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto ammontanti a 757.000 euro.Il ramo d’azienda, provento del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, è stato quindi reimpiegato nell’attività economica della new-co, consentendole di aumentare in maniera considerevole il proprio fatturato e ottenere un indebito profitto pari a 592 mila euro.Le ricostruzioni investigative dei finanzieri sono state effettuate attraverso l’approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette relative a numerose persone fisiche e giuridiche, accertamenti bancari delegati e mirate attività info-investigative, nonché mediante perquisizioni informatiche e sequestri delegati dalla Procura della Repubblica di Treviso, con l’acquisizione di ingente materiale probatorio.I beni sequestrati alla bandaL’esecuzione della misura reale disposta dal Gip del Tribunale di Treviso ha permesso di mettere sotto sequestro: liquidità giacente su conti correnti per 551.000 euro; il ramo d’azienda distratto del valore di 2,8 milioni di euro, costituito, perlopiù, da macchinari industriali per la fabbricazione di cisterne e stampi metallici ad elevata tecnologia; due immobili di proprietà della new-co, segnalata per la responsabilità amministrativa degli Enti, sino alla concorrenza di 1,3 milioni di euro.
Trenta aziende "spolpate" e portate al crac: sgominata associazione a delinquere
Dodici indagati, sequestrati beni per 4,7 milioni. L'indagine della Guardia di Finanza di Treviso è un filone dell'inchiesta relativa al "Business angel", Flavio Zanarella, padovano, ex responsabile sviluppo Pmi di Federcontribuenti







