L'imprenditore morto a dicembre '24. Il rancore di Jonathan, Ad disastroso (e sostituito). Fuori su cauzione da un milione

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

Una cupa vicenda shakespeariana di gelosie, umiliazioni, rancori sopiti e vendette. Che dire: la più terribile delle vendette. L'arresto ieri a Barcellona di Jonathan Andic, il rampollo di Isak Andic, fondatore di Mango, ha scoperchiato una verità ancora da accertare ma terribile nella sua tragicità. Isak, morto il 14 dicembre 2024 all'età di 71 anni precipitando da un burrone durante un'escursione alle grotte di Salnitre del Montserrat, a Collbatò, in Catalogna, sarebbe stato spinto dal figlio Jonathan, 45 anni, che era con lui.Era stato lo stesso Jonathan a dare l'allarme, chiamando il servizio di emergenza del 112. Agli inquirenti l'uomo aveva raccontato che il padre stava camminando un centinaio di metri davanti a lui e di averlo visto cadere nel vuoto senza riuscire ad aggrapparsi a nulla. Una versione dei fatti perfettamente plausibile e alla quale i giudici avevano inizialmente creduto, archiviando la morte dell'imprenditore come un incidente. A far riaprire le indagini gli interrogatori compiuti dalla giudice istruttore che indaga sul caso, che aveva sentito le figlie minori di Isak e sorelle di Jonathan, Judith e Sarah, il fratello dell'imprenditore morto, Nahman Andic e l'attuale presidente del gruppo Mango, Toni Ruiz. I racconti avevano composto il quadro di un rapporto estremamente conflittuale tra padre e figlio e aveva spinto gli inquirenti a riconsiderare alcune contraddizioni nelle quali Jonathan era caduto nella sua testimonianza, alle quali inizialmente non era stato dato troppo peso. Ciò che aveva spinto la magistrata a iscrivere formalmente nel registro degli indagati Jonathan Andic. Che ieri mattina è stato arrestato dai Mossos d'Esquadra, la polizia regionale catalana, con l'accusa di omicidio volontario. Sorvegliato da cinque agenti di polizia e con le mani ammanettate dietro la schiena, Andic è arrivato alle 12,30 al tribunale di Martorell, dove ha risposto solo alle domande del suo avvocato, Cristóbal Martell. Nell'udienza successiva il pubblico ministero Teresa Yoldi ha suggerito la misura della reclusione evitabile dietro pagamento di una cauzione da un milione di euro, che è stata accettata dalla giudice. Andic junior ha versato l'ingente cifra e ha riconquistato la libertà: dovrà comparire ogni settimana davanti al giudice e non potrà lasciare la Spagna. Al momento dell'arresto gli era stato sequestrato anche il cellulare, esaminando il quale gli inquirenti sperano di trovare traccia del movente.