Affitti brevi e overtourism ridisegnano il mercato immobiliare del nord-est Sardegna, modificando il valore delle abitazioni e trasformando interi quartieri urbani.

È quanto emerge dall'analisi delle agenzie immobiliari Brili e Brilas di Olbia, che analizza gli effetti sempre più evidenti del turismo sul real estate in uno dei territori a maggiore pressione immobiliare della Sardegna.

Secondo l’analisi, oggi lo stesso immobile può assumere valori completamente differenti a seconda della destinazione d’uso: abitazione per residenti oppure investimento destinato agli affitti brevi. Un cambiamento che sta incidendo in modo diretto sulle quotazioni, soprattutto nelle aree più richieste dal turismo internazionale.

Il fenomeno è particolarmente visibile nel cuore di Olbia. Secondo i dati dell'Osservatorio immobiliare dell'Agenzia delle Entrate, nel secondo semestre del 2020 i valori delle compravendite nel centro storico oscillavano tra 1.150 e 1.700 euro al metro quadrato. Oggi la forchetta va da 1.350 a 2.000 euro, con un incremento superiore al 15%. Per gli immobili completamente ristrutturati si raggiungono i 3.000 euro al metro quadrato.

I “PALAZZI DA AIRBNB” – L’effetto degli affitti brevi sul mercato non è però sempre positivo. Quando un immobile o un intero edificio vengono percepiti come eccessivamente turistici, destinati quasi esclusivamente a destinazioni Airbnb, il mercato può reagire in senso opposto, riducendo l’attrattività per famiglie residenti e acquirenti orientati alla qualità abitativa. Tra i fattori che incidono negativamente vengono indicati il turnover continuo degli ospiti, i conflitti condominiali, la maggiore usura delle parti comuni e la perdita della dimensione residenziale degli immobili. «È un fenomeno che riguarda soprattutto gli immobili di fascia alta e i condomini signorili – spiega Lino Mura di Brili e Brilas - dove la qualità abitativa rappresenta un elemento determinante del valore».