Un passato di proteste vissute in prima fila e di violenze subite, la decisione di scappare, l’esilio, la paura per i familiari. «Quella nel mio paese non è vita, ora lo sa anche la Gen Z. Un poliziotto abusò di me, ancora mi vergogno di non aver reagito»Cucina benissimo. Nella sua luminosa casa in Toscana allunga un piatto di spaghetti fatti in casa con gli asparagi e un sorriso gentile che gli amici intorno al tavolo raccontano sia proverbiale (solo in pochi l’hanno visto senza). Parla un italiano impeccabile, un accento toscano morbido, ma aspira improvvisamente le parole quando parla di Araghchi, il ministro degli Esteri iraniano, o Ghalibaf, il presidente del parlamento di Teheran, la sua città. È nella capitale iraniana che è nato e cresciPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?LUCIA MALATESTA
Iran, la fuga senza ritorno del giovane Ali: «Sognavamo il futuro, ora c’è solo morte»
Un passato di proteste vissute e di violenze subite, la decisione di scappare, la vita in esilio. «Quella nel mio paese non è vita. Un poliziotto abusò di me, ancora oggi mi vergogno per non aver reagito»







