VUELLE : Trucchetti ne, Johnson 9, Bertini 3, Maretto 4, De Laurentiis 4, Tambone 7, Virginio, Bucarelli 30, Miniotas 2, Fainke ne, Aromando 19. All. Leka.
DOLE RIMINI: Leardini 6, Porter 8, Saccoccia, Tomassini 15, Denegri 7, Sankare 12, Marini 17, Pollone 3, Simioni 8, Camara 6, Alipiev 9. All. Dell’Agnello.
Arbitri: Radaelli, Gagliardi e Tallon.
Note – Parziali: 18-20, 29-47, 51-68. Tiri liberi: Pesaro 18/22, Rimini 12/12. Tiri da 3 punti: Pesaro 6/20, Rimini 13/30. Rimbalzi: Pesaro 28, Rimini 37. Falli tecnici a Denegri, Leardini. Usciti per 5 falli: Leardini. Spettatori: 8.871.
Il finale più amaro per la squadra più amata dell’ultimo decennio: un’uscita di scena triste, non meritata per quello di bello che avevano dato questi ragazzi in una stagione bellissima. La Vuelle fatica ad uscire dal campo, anche perché il pubblico non se ne va: non si vogliono separare dopo tanto feeling provato insieme. Ma il basket è uno sport giusto, chi gioca meglio vince. E Rimini ha resettato la delusione, si vede subito, sin dai primi minuti in cui le mani degli ospiti non tremano: le prime triple a bersaglio spandono fiducia sulla truppa romagnola. Ma è la difesa la carta vincente del primo tempo: il gioco non scorre fluido come al solito e per riprendere la coda di Rimini ci vuole tutto il primo quarto. E’ Jazz Johnson ad impattare (18-18) quando manca un minuto al primo riposo. Ma è nel 2° quarto – quello che spacca la partita – finito 11-27, che Rimini se ne va con gli uomini usciti dalla panchina a fare la differenza: Tomassini che nella sua città gioca sempre le migliori partite e Sankare, che evidentemente si esalta in questo ambiente, alzano l’intensità, mentre Dell’Agnello ‘scongela’ Pollone dopo quattro partite da ‘n.e.’ per mandarlo sulle piste di Tambone. Il tiro da tre stavolta non sostiene i pesaresi come nell’ultima vittoriosa trasferta e con Miniotas in condizioni davvero precarie la Vuelle non trova alternative per sbloccare la sua manovra, che appare lenta e prevedibile: appena 5 i punti segnati nei primi 7’ del secondo periodo, merito anche dell’intensità messa dalla Dole, mentre sull’altro fronte si esaltano un po’ tutti, forti di un vantaggio che si dilata col passare dei minuti, fino a trovare il massimo vantaggio proprio prima di rientrare negli spogliatoi (+18).








