A Macerata Campania la fede si muove con passo felpato, quasi a voler proteggere il silenzio in cui è piombata Casalba. Ieri pomeriggio, nella piazzetta antistante la chiesa di Santa Maria delle Grazie, non c’erano pullman di pellegrini, né venditori ambulanti né folle in cerca di visioni. La parola d’ordine era e resta prudenza. Ad animare la tranquillità del quartiere solo qualche giornalista e le troupe televisive arrivate a caccia del mistero. Da lunedì, la statua di San Pio ha lasciato la parrocchia per essere trasferita a Capua, dov’è in attesa che la Diocesi decida cosa farne.

La cautela che si respira è frutto di una memoria collettiva ancora vivida. Macerata Campania ha già vissuto la “febbre da miracolo”, tra le mura del cimitero, dove la barriera tra suggestione e realtà si è fatta sottilissima per ben due volte: a settembre 2018 e, prima ancora, nell’ottobre 2015. Una madonnina posta di fronte alla tomba di un bambino di Caturano sembrò rigata da lacrime, mobilitando centinaia di persone e costringendo l’abate don Rosario Ventriglia a trasferire la statuetta in chiesa. Il verdetto della scienza, pochi giorni dopo, fu netto: nessun miracolo, ma un fenomeno fisico naturale. La pioggia si era infiltrata nella struttura di vetroresina, fuoriuscendo da un forellino nell’occhio. Strano, ma vero.IL PARROCO Finora, l’unico ad aver pronunciato la formula «segno del cielo», ad essere convinto non si tratti «di un’opera umana», è stato il parroco don Girolamo Capuano, che sta gestendo l’impatto emotivo, spirituale e mediatico del presunto prodigio. Il sacerdote, tuttavia, ha subito blindato quella frase, confinandola nel perimetro di una considerazione intima, così da separare la propria devozione dal rigore dell’indagine canonica. Due sono le “ragioni” che alimentano i sentimenti di speranza del parroco: «Nemmeno Michelangelo - afferma - sarebbe riuscito a disegnare una lacrima così perfetta. Poi, io stesso ho visionato le immagini di un mese, fotogramma dopo fotogramma, registrate dalla telecamera esterna puntata proprio sulla statua del santo di Pietrelcina. Sono certo che non ci sono state manomissioni. Qualcuno si è avvicinato, ha sfiorato i piedi del santo, ma niente di più».L’ITER Sul caso della supposta lacrimazione l’Arcidiocesi di Capua sta applicando alla lettera i protocolli stabiliti dal Dicastero per la Dottrina della fede. Pur di evitare sensazionalismi e speculazioni commerciali, l’arcivescovo Pietro Lagnese ha fatto prelevare la statua per sottoporla ad accertamenti scientifici. Come previsto dal diritto canonico, spetta ora a una commissione tecnica di esperti, tra cui ematologi e genetisti, analizzare la natura della sostanza e validare l’integrità strutturale dell’effige, mentre le autorità ecclesiastiche valuteranno la reazione dei fedeli.Secondo le direttive introdotte dalla Santa Sede nel 2024, la procedura non è più orientata a decretare con certezza se si tratti di un miracolo. Anzi, la parola miracolo è, nei fatti, bandita; l’iter è volto a determinare solo la sicurezza dottrinale e i frutti pastorali dell’evento. L’indagine di Lagnese dovrà confluire in una relazione che sarà inviata in Vaticano; solo dopo il via libera del dicastero romano, l’arcivescovo potrà emettere un pronunciamento ufficiale, che potrebbe tradursi in un “nihil obstat” (niente si oppone) per la devozione, se non emergeranno anomalie; o in un decreto di non soprannaturalità, qualora la scienza dovesse spiegare la lacrima come un fenomeno chimico-fisico o un’alterazione del materiale.“Miracolo” nel Casertano, dalla Madonnina al volto Santo: le suggestioni e i pellegrinaggiDon Girolamo è preparato anche a quest’ultima ipotesi: «Quella statua - ricorda - è lì da vent’anni. E nulla potrà far vacillare la fede che la comunità di Casalba nutre nei confronti di Padre Pio. Il corpo è andato via, lo spirito è tra noi». Per il parroco il bilancio di questi giorni frenetici resta positivo, a prescindere da quello che sarà il verdetto. C’è un risvolto pastorale che la scienza non può quantificare: «Grazie all'eco inaspettata che ha travolto la parrocchia, ho avuto la possibilità di parlare a milioni di persone, di lanciare un messaggio che è andato ben oltre i confini del quartiere. Se continuassi a fare il prete per i prossimi cento anni, probabilmente non riuscirei mai a raggiungere e a dialogare con così tanti fedeli».