Immigrazione 29 aprile 2026 Le autorità italiane non pubblicano dati aggiornati sui migranti passati da queste strutture, rendendo impossibili valutazioni indipendenti sulla riuscita del progetto ANSA Tra le conclusioni dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea sul protocollo Italia-Albania, e le dichiarazioni di Fratelli d’Italia secondo cui la Spagna starebbe copiando il “modello Albania” del governo Meloni, da qualche giorno la gestione dei centri per migranti costruiti dall’Italia in territorio albanese è tornata al centro del dibattito politico.

In questo contesto, il 20 aprile una delegazione di parlamentari di Fratelli d’Italia ha svolto una missione in Albania, visitando i centri di Shëngjin e Gjadër. Al termine della missione, i parlamentari hanno comunicato che i centri sono pienamente funzionanti, riportando che finora da quelle strutture sono transitate 536 persone migranti. E sempre secondo la delegazione, per molti di questi migranti la procedura si è conclusa con un rimpatrio forzato.

Ma è effettivamente così? In breve, non è possibile stabilirlo con certezza, perché le autorità italiane non pubblicano dati aggiornati ufficiali sul numero di persone che sono state trattenute nei centri in questi anni, e le informazioni a disposizione sono sporadiche.Da novembre 2023 a oggi I centri in Albania sono stati costruiti dopo che, il 6 novembre 2023, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama hanno firmato un accordo di collaborazione tra Tirana e Roma per la creazione di due centri per migranti a Shëngjin e Gjadër. L’accordo, ratificato dal Parlamento italiano a febbraio 2024, ha poi subìto ritardi nella sua attuazione, dovuti principalmente a motivi logistici e operativi. L’apertura infatti era prevista il 20 maggio 2024, ma è stata posticipata a ottobre, quando i centri sono stati aperti con capacità limitata.