Il Tps, acronimo di Temporary Protected Status, è un programma umanitario che consente ai cittadini di Paesi in crisi di vivere e lavorare legalmente negli Stati Uniti senza rischiare la deportazione. Per Haiti è stato attivato nel 2010 dall’allora presidente Barack Obama, subito dopo il terremoto devastante che causò oltre 300mila morti. Da allora è stato prorogato più volte, fino a diventare per decine di migliaia di haitiani l’unica forma di protezione legale disponibile.

A novembre del 2025 la segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem, pur riconoscendo «l’escalation della violenza delle gang a Port-au-Prince», ha annunciato la revoca del Tps per Haiti, con scadenza al 3 febbraio 2026. In quell’occasione Noem aveva dichiarato che di fatto non esistevano condizioni straordinarie tali da impedire agli haitiani di tornare nel loro paese in sicurezza. Una formulazione burocratica che nascondeva a stento il suo contrario, visto che il Dipartimento di Stato classifica Haiti come «Livello 4: Non viaggiare», la designazione di rischio più alta esistente.

UN GIUDICE FEDERALE di Washington ha bloccato la revoca il 2 febbraio 2026, un giorno prima della scadenza imposta da Noem: l’amministrazione ha fatto appello e la battaglia è arrivata fino alla Corte Suprema. A marzo i giudici hanno esaminato il caso, lasciando però in vigore il blocco: il Tps haitiano resta sospeso in un limbo giuridico.