PORDENONE/UDINE - I primi quattro mesi dell'anno segnano un peggioramento della metalmeccanica in Friuli Venezia Giulia il 46% dell'attività manifatturiera regionale - dopo il recupero dello scorso anno. Sono, infatti, 92 le aziende in regione con ammortizzatori sociali attivi: erano 55 nel 2025, quindi l'incremento è stato del 67 per cento. Una condizione che coinvolge 8.335 lavoratori di cui 5.758 in cassa integrazione, cioè 1.400 in più rispetto alla fine dell'anno scorso e pari a circa il 10% degli addetti dell'intero settore. La crisi morde soprattutto a Pordenone, con 44 aziende. Ad esse si aggiungono le 39 udinesi. Quelle più in crisi mettono seriamente a rischio tra i 600 e i 700 posti di lavoro. La ricognizione è stata fatta ieri a San Vito al Tagliamento dalla Cisl Fvg, che ha riunito i propri quadri dirigenti per approfondire l'analisi sul comparto metalmeccanico in regione mettendo in rilievo che la situazione geopolitica gioca un ruolo determinante sulla flessione e che le aziende più in crisi sono a capitale estero.

LE CRITICITA' «Le criticità del comparto sono strettamente collegate all'instabilità geopolitica internazionale - spiega il segretario regionale Fim Cisl, Pasquale Stasio -. Una incertezza che rallenta gli investimenti, oltre all'aumento dei costi energetici e delle materie prime». Inoltre, «le aziende che più preoccupano sono tutte a capitale estero. Un aspetto che richiede una riflessione approfondita sottolinea l'esponente Cisl -, senza demonizzare gli investimenti esteri, ma evidenziando come spesso il legame con il territorio e con il tessuto produttivo locale venga considerato marginale, con scarsa attenzione alle conseguenze occupazionali». Sono sei le situazioni che il sindacato considera «più delicate». Savio, 300 addetti a Pordenone, «continua a risentire della contrazione delle quote di mercato nel comparto delle roccatrici», aggiorna il sindacato, e questa situazione ha «ripercussioni rilevanti» sull'indotto, coinvolgendo altri 500 lavoratori. «Il 2026 fino ad ora è stato in linea con gli ultimi due anni, con un utilizzo significativo del Contratto di solidarietà». A Sesto al Reghena «la continua instabilità proprietaria» di Friulpress, 170 dipendenti, «desta forte preoccupazione, nonostante il piano industriale. Cogliamo le buone intenzioni presentate dalla proprietà nel recente incontro a Trieste continua la Cisl - ma non eliminano le preoccupazioni». Gli occhi dello stabilimento di Porcia dell'Electrolux sono puntati sull'incontro al Ministero delle Imprese il prossimo 25 maggio, dopo l'annuncio di un taglio di 1.700 unità a livello italiano Malessere anche a Tarvisio dove Kito Chain, uno stabilimento che occupa 100 lavoratori, ha comunicato l'intenzione di chiudere una linea produttiva, con conseguente esubero di 20-30 persone. «La situazione appare particolarmente delicata», evidenzia il sindacato, anche perché l'azienda ha detto di non voler ricorrere agli ammortizzatori sociale e di procedere con i licenziamenti. Due in programma due incontro, il 18 maggio con azienda e Confindustria Udine e il 20 maggio con la Regione per valutare possibili soluzioni alla vertenza. Attualmente la produzione è attiva solo per 2/3 giorni a settimana e «l'azienda sta incontrando difficoltà a recuperare quote di mercato sufficienti per incrementare l'attività». Nell'elenco delle situazioni «più difficili», compare anche Startech che ha Trieste dalla scorsa estate continua a mantenere la maggior parte dei 350 lavoratori in Contratto di solidarietà. Si sono ritirati i due investitori che avrebbero dovuto sostenere il rilancio. «Sono necessarie politiche industriali per individuare i settori strategici sui quali attrarre investimenti pubblici e privati elenca in conclusione Stadio -; servono politiche energetiche per l'abbattimento dei costi ed è necessario porre vincoli sociali per chi investe in Fvg per evitare la desertificazione industriale».Lavoro, Cgia: «Uno su tre non si presenta al colloquio. Male Trento, Udine, Bolzano, Belluno e Rovigo»