TRENTO. Il Centro Santa Chiara replica alle accuse e alla proclamazione dello sciopero annunciata dalle lavoratrici e dai lavoratori del servizio di sala, esprimendo «stupore e rammarico» per una decisione definita inattesa proprio mentre il confronto tra le parti, secondo l’ente, stava procedendo verso una soluzione positiva.
Il Centro precisa anzitutto di non essere il datore di lavoro diretto delle cosiddette maschere. Il servizio, viene spiegato, è affidato tramite gara al Consorzio Lavoro Ambiente, che ha individuato la Cooperativa Servizi Urbani (CSU) come soggetto esecutore dell’appalto. Una puntualizzazione con cui l’ente respinge anche l’idea di un interlocutore distante dal territorio locale.
Secondo quanto riferito dai vertici del Santa Chiara, nonostante non vi sia un rapporto contrattuale diretto con gli addetti al servizio di sala, il Centro si sarebbe attivato per favorire una soluzione sulla richiesta economica avanzata dai lavoratori. L’ente parla di un confronto portato avanti con continuità e disponibilità tra tutte le parti coinvolte, senza segnali che lasciassero prevedere una rottura o una proclamazione di sciopero.
Nel mirino resta la questione dell’indennità economica contestata, definita dal Centro una materia complessa dal punto di vista interpretativo e applicativo. L’auspicio espresso è quello di un rapido ritorno al tavolo delle trattative per raggiungere un accordo e garantire il regolare svolgimento delle attività culturali e teatrali, evitando che una vicenda di natura contrattuale diventi oggetto di ulteriori tensioni.






