Redazione

19 maggio 2026 18:47

Funaro e Salvini

Il tema degli affitti brevi torna al centro del dibattito politico, con un confronto diretto tra il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e l’amministrazione comunale di Firenze. Da una parte, la critica alle limitazioni introdotte in alcune città ad alta pressione turistica; dall’altra, la rivendicazione del ruolo dei Comuni nel governare un fenomeno che, secondo sindaca e maggioranza in Consiglio comunale, sta incidendo sulla residenzialità e sull’accesso alla casa.Salvini: limiti “penalizzanti”, rischio svuotamento dei centri storiciIntervenendo in videocollegamento all’assemblea di Confedilizia, Salvini ha definito “penalizzante ed eccessiva” la limitazione del mercato degli affitti brevi, annunciando che il tema è oggetto di discussione anche all’interno della maggioranza. Secondo il ministro, si tratterebbe di una “battaglia ideologica” portata avanti da alcuni sindaci, citando tra gli altri Firenze e Milano.“Se la proprietà privata è sacra, ognuno del suo appartamento fa quello che vuole”, ha sostenuto, aggiungendo che un eccesso di vincoli finirebbe per “svuotare i centri storici”.Funaro: “Non è ideologia, ma tutela della città. TAR ci ha dato ragione”La replica da Firenze è arrivata dalla sindaca Sara Funaro, che ha contestato l’impostazione del ministro. Secondo Funaro, Salvini “dovrebbe leggere con più attenzione le motivazioni delle sentenze” con cui il TAR ha dato ragione al Comune di Firenze. Quelle decisioni, afferma la sindaca, avrebbero chiarito che le misure comunali non violano il principio costituzionale della proprietà privata e che, al contrario, riconoscono la legittimità dell’intervento dell’amministrazione nella regolamentazione degli affitti brevi “nell’interesse del territorio”.Per Funaro, l’idea che limitare gli affitti turistici svuoti i centri storici è un ribaltamento della realtà: “È esattamente il contrario. È proprio l’esplosione incontrollata degli affitti turistici a svuotare il centro dalla residenza, dai servizi di vicinato”. Da qui l’invito al ministro a Firenze per un sopralluogo nel centro storico e un confronto con “i pochi residenti rimasti in tanti condomìni”, per osservare “la situazione reale” e l’urgenza di difendere il diritto ad abitare.Il Gruppo PD a Palazzo Vecchio: servono regole, non liberalizzazioniSulla stessa linea anche il Gruppo PD a Palazzo Vecchio, che ha definito le parole del ministro “fuori tempo” e potenzialmente in grado di “aggravare una situazione già molto delicata” in città come Firenze. Il punto, secondo i dem, non sarebbe scegliere tra turismo e residenza, ma dotarsi di strumenti per “governare il fenomeno del turismo” e “ristabilire un equilibrio tra accoglienza e diritto ad abitare”.Il PD insiste su un concetto chiave: porre limiti non significherebbe essere “contro il turismo” o “contro la proprietà privata”, bensì difendere la possibilità per residenti, famiglie, studenti e lavoratori di continuare a vivere nei quartieri storici. E pone una domanda politica diretta: come garantire il diritto alla casa “senza alcuna forma di regolamentazione”, in un contesto in cui molti cittadini non trovano più affitti nel centro e numerosi palazzi risultano “quasi interamente trasformati in strutture turistiche”.Secondo la nota, quando “il numero dei turisti supera quello dei residenti”, il rischio è lo svuotamento dell’identità sociale e civile dei centri storici, con effetti non solo abitativi ma anche sui servizi di prossimità e sulla vita di quartiere.Il nodo nazionale: più poteri ai Comuni per autoregolamentarsiNel confronto emerge anche un tema istituzionale: il PD chiede una legge nazionale che consenta ai Comuni di “autoregolamentarsi” e definire regole chiare sull’accoglienza turistica nel rispetto delle specificità territoriali. Firenze, rivendicano, avrebbe scelto di intervenire “con responsabilità” e “nel pieno rispetto delle norme”, mettendo al centro vivibilità urbana e comunità cittadina.Le sentenze, aggiungono, avrebbero confermato la correttezza dell’impianto adottato dall’amministrazione comunale, riconoscendo la legittimità di strumenti orientati all’interesse pubblico e all’equilibrio tra economia turistica e residenza. In quest’ottica, “regolamentare non significa vietare”, ma governare un fenomeno complesso senza lasciare sole le città più esposte.