La sanità è uno dei settori più vulnerabili a frodi, abusi e corruzione anche a causa dell'entità della spesa per acquisti pubblici. Anac ha stimato nel 2023 che il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici, pari a 70,5 miliardi, riguarda farmaci, dispositivi medici, apparecchiature mediche e servizi legati agli ospedali come pulizia, ristorazione, vigilanza. "Un dato che, seppure non consenta di stimare con precisione l'impatto economico della corruzione, indica l'ampiezza dell'area di spesa pubblica più esposta al fenomeno". È quanto emerge dal Report dell'Osservatorio Gimbe "Frodi e abusi in sanità", presentato oggi presso la sede dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac).
"Frodi, abusi e corruzione in sanità non sono episodi isolati, ma distorsioni che attraversano l'intera filiera del Servizio Sanitario Nazionale: erodono risorse pubbliche, sovvertono le priorità di accesso alle cure, riducono la qualità dell'assistenza", commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.
Il problema è anche che le stime economiche disponibili sono eterogenee, non comparabili e spesso non verificabili in modo indipendente. Il report propone quindi la prima catalogazione nazionale per uniformare classificazioni e criteri di monitoraggio. "Di fronte alla variabilità delle pratiche corruttive e alla frammentazione della terminologia - afferma Cartabellotta - serve parlare la stessa lingua, misurare i rischi, confrontare i dati". Di qui la proposta di mettere a sistema l'enorme patrimonio informativo già disponibile con "l'istituzione di un Osservatorio nazionale su frodi e abusi in sanità in grado di integrare i flussi informativi sanitari, amministrativi e giudiziari".







