BOLZANO. Via, strappato dalle sue Dolomiti per finire a Patrasso, Grecia occupata dagli italiani. Non prima di essersi fatto mezzo fronte greco-albanese tra fango e schioppettate. E poi ancora via anche da lì, catturato dai tedeschi dopo l'8 settembre, quando i reparti italiani schierati nel Mediterraneo, abbandonati dal re e da Badoglio in fuga a Pescara, senza ordini, coi comandanti attaccati a telefoni sempre muti, erano finiti preda dei nazisti, ben preparati da mesi e mesi al cambio di fronte tra loro spie e sospetti. Si chiamava Esterino Rech, questo soldato.

Esterino probabilmente perché era nato all'estero, in Francia, figlio di emigranti come lo erano tanti tra le montagne che corrono tra Feltre e Belluno. Andarsene per trovare un lavoro che non c'era ancora e far nascere in terra straniera un bambino che poi avrebbe servito nel Regio esercito in grigioverde.La storia di Esterino tocca l'Italia di oggi perché si è trovato a percorre quel cammino comune a tanti soldati anche altoatesini che finirono nei lager. Ma non come prigioniero di guerra. "Come schiavo" dice Daniele Bonaccorsi. Lui, avvocato, sta dentro questo calvario perché i Rech, dopo la morte di Esterino, avvenuta nel 2006, hanno presentato ricorso presso il tribunale di Roma, chiedendo un risarcimento per le pene sofferte dal loro congiunto: 70mila euro.