Il 31 marzo di ogni anno, dal 2018 ad oggi, la città di Corigliano Rossano non ha mai festeggiato il proprio compleanno. Nessuna nota stampa del sindaco, nessuna cerimonia, nessuno straccio di evento pubblico per celebrare la fusione di comuni più grande nella storia della Repubblica italiana. Come se quella data fosse imbarazzante. Come se il fatto di esistere come città unica fosse qualcosa da metabolizzare in silenzio, anziché da rivendicare. Il comune di Corigliano Rossano nasce il 31 marzo 2018, dopo il referendum consultivo del 22 ottobre 2017: votano sì all’unificazione il 61,4% dei coriglianesi e il 94,1% dei rossanesi. È bene ricordarlo agli smemorati ed a quanti a distanza di otto anni vogliono ancora minare le fondamenta della democrazia, ribaltando con la forza la volontà popolare. Non un’imposizione dall’alto, quindi, ma scelta popolare, ampia, convinta. E tuttavia, a otto anni da quella scelta, la nuova città è ancora descritta come un mosaico incompiuto. Sarebbe bello poter caricare la colpa sull’irriducibile campanilismo meridionale, su quei localismi atavici che resistono alle riforme come i pregiudizi resistono al tempo. Sarebbe comodo. Ma quella narrativa, per quanto abbia un fondo di verità, fa il gioco di chi ha tutto l’interesse a mantenere diviso un territorio che, unito, pesa enormemente di più.
La fusione tradita (per il momento). Corigliano Rossano, otto anni di occasioni mancate e campanili digitali (Calabria 7)
Il 31 marzo di ogni anno, dal 2018 ad oggi, la città di Corigliano Rossano non ha mai festeggiato il proprio compleanno. Nessuna nota stampa del sindaco,








