Tra i nove progetti finanziati dallo European Innovation Council, anche un gruppo di ricerca italiano: «Siamo estremamente innovativi, ma ci mancano fondi. Vogliamo creare un'associazione europea di neurotech»

Studiare i segnali del cervello e come stimolarne l'attività può rappresentare una svolta rivoluzionaria per la comprensione e la cura delle malattie neurologiche. Come Alzheimer, demenza senile, epilessia, Parkinson, ischemia. Le nuove tecnologie, la miniaturizzazione dei componenti, gli strumenti più innovativi di analisi di ciò che succede nella nostra testa sono allo studio non solo nei più famosi laboratori di società e startup - una fra tutte, Neuralink di Elon Musk - ma anche nel centri di ricerca europei. E se questi centri di ricerca si mettono insieme, fanno fattor comune dei propri talenti e dei propri studi, allora il nostro continente può diventare davvero competitivo. Alla base dei finanziamenti dell'Eic, l'European Innovative Council, c'è proprio questa idea. Nato nel 2021 come nuova divisione della Commissione europea, si propone di intercettare le sfide innovative con maggiore potenziale trasformativo per poi creare gruppi di ricerca trasversali da sviluppare e portare a maturazione. Uno di questi si intitola «Tools to Measure and stimulate activity in brain tissue», ovvero Strumenti per misurare e stimolare l'attività nel tessuto cerebrale. L'anno prossimo, il 2027, è la data di scadenza della sfida. A fine aprile si è tenuta l'ultima riunione collettiva per fare il punto su ciò che si è fatto e su ciò che ancora bisogna fare: la sede scelta è stata l'Istituto Italiano di Tecnologia, uno dei punti nevralgici di questa rete di ricerca europea.