di
Saverio Fossati
L’Ai «opera» già, ottimizzando gestione e interventi. Il confine da tracciare: la tecnologia sia di supporto e protegga le informazioni. Martedì 19 maggio gratis in edicola e nella versione ditigale «Il nuovo condominio»
Ormai bisogna farci i conti. Che probabilmente torneranno nettamente a vantaggio dell’amministratore e dei condòmini. L’intelligenza artificiale non spaventa, sta diventando facile da usare e potrebbe facilitare la vita di edifici e studi. Il problema sono, ancora una volta, i dati e la loro organizzazione. Proprio parlando di condominio, immagazzinati nei sistemi informatici degli amministratori c’è ormai una base di dimensioni impensabili, che sinora costituiva un peso in termini di terabyte che tutti sopportavano per poter essere in regola al fatale momento del passaggio di consegna. Ma che ora, spolverata e riorganizzata, diventa uno strumento di governo e previsioni con grandi potenzialità.
Il cambiamento già in attoDi questa trasformazione si è occupato Gianluigi Bonanomi, giornalista esperto di Ai applicata alla professione. Nel suo «L’intelligenza artificiale per l’amministratore di condominio: nuovi scenari» (Ledizioni, 2026) scrive che «Il condominio è stato a lungo un mondo a sé, frammentato e gestito con strumenti obsoleti». E oggi, negli studi condominiali più avanzati «la digitalizzazione ha trasformato il condominio in un sistema di dati strutturati: il vero carburante per l’Ai», aggiunge Francesco Paini, cofondatore e ceo di VeryFastPeople (che ha curato il libro sulle novità condominiali in uscita domani gratis con il Corriere): «L’Ai non sostituisce l’intuito dell’amministratore, lo democratizza, applicandolo sistematicamente a ogni condominio».








