Prima di altri ha capito quanto fosse ossificata la politica italiana e non rispecchiasse le domande che montavano nella società, quanto fosse centrale la comunicazione, verbale e non, e infine quale fosse la dimensione politica che apriva al di là degli spazi nazionaliMarco Pannella ha attraversato a lunghe falcate la politica italiana di larga parte del secondo dopoguerra, fino all’inizio di questo secolo. È stato un protagonista senza disporre né di un grande partito, tutt’altro, né di folta rappresentanza parlamentare o subnazionale, né di cariche di governo. Gli sono bastati la sua parola, i suoi gesti e, soprattutto, le sue intuizioni politiche. Prima di altri ha capito quanto fosse ossificata la politica italiana e non rispecchiasse le domande che montaPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Piero IgnazipolitologoProfessore ordinario, insegna al dipartimento di scienze politiche e sociali all'Università di Bologna. Dal 2009 al 2012 ha diretto la rivista Il Mulino.
L’assolutezza della nonviolenza. Così Pannella ha sconvolto la politica
Prima di altri ha capito quanto fosse ossificata la politica italiana e non rispecchiasse le domande che montavano nella società, quanto fosse centrale la comunicazione, verbale e non, e infine quale fosse la dimensione politica che apriva al di là degli spazi nazionali










