Primo – Non usare le armi per imporre il dominio. Secondo – Non usare la religione per giustificare la guerra. Terzo – Non chiamare “difesa” una politica di sfrenato riarmo. Quarto…Quinto… Con il discorso di vasto respiro, pronunciato all’università romana della Sapienza, papa Leone ha portato a conclusione il suo catechismo politico. Un vero e proprio messaggio all’opinione pubblica internazionale oltre che al mondo cattolico.
Lo scontro con Trump ha proiettato Leone sulla scena mondiale, ma significherebbe non conoscerlo, se si pensasse che i concetti da lui esposti siano stati partoriti lì per lì nel vivo di un diverbio e non costituiscano invece il frutto di un pensiero ben maturato. Diceva papa Francesco che il mondo è entrato in un’era nuova. “Non siamo di fronte ad un’epoca di cambiamenti – era solito ricordare – ma ad un cambio di epoca”. Una pagina del tutto nuova rispetto agli schemi mentali e culturali del passato e (sul piano geopolitico) senza più gli equilibri e le regole del passato.
L’essere in una stagione di passaggio era d’altronde ben presente ai cardinali, che un anno fa elessero l’americano-peruviano Robert Francis Prevost. Il cardinale Re decano del collegio cardinalizio, celebrando la messa prima delle votazioni nella Cappella Sistina, ricordò loro che la Chiesa e l’umanità si trovavano in un “tornante della storia tanto difficile e complesso”.











