Pera Toons, il fumettista dei record lancia una serie tv: "I cartoni di oggi? Più veloci, come l'attenzione dei bambini. Prima di scrivere, penso a mia figlia"
Da Londra a Madrid: il campo progressista perde consensi nel Vecchio continente. Mentre l'estrema destra avanza e punta a influenzare sempre di più il mondo conservatore
Da Madrid a Londra passando per qualche "sirena allarmante" a sud-est di Berlino. La sinistra europea - e di governo - sembra non passarsela così bene: gli esiti di alcune elezioni locali rappresentano più di un indizio. E a trarre vantaggi da questa situazione sono le cosiddette "ali estreme", sia nel campo progressista che in quello conservatore. Formazioni radicali pronte a tornare decisive nei futuri parlamenti nazionali, con uno sguardo rivolto alle Europee del 2029.
L'Andalusia è l'epicentro dell'ultima débâcle progressista. La regione più popolosa della Spagna e nota per le tapas e il flamenco rappresenta un punto di non ritorno per Pedro Sanchez. Con la sconfitta alle elezioni regionali il premier spagnolo vede diminuire drasticamente le sue chance di rimanere a La Moncloa, il palazzo di Madrid che ospita la sede del governo. Il Partito socialista (Psoe) sapeva di andare incontro a un risultato elettorale negativo ma aveva messo in campo María Jesús Montero, ex vicepremier e ministra delle Finanze, numero due della formazione di Sanchez. Montero ha ottenuto il 22,8 per cento dei voti e conquistato 28 seggi nel parlamentino regionale. Si tratta della peggiore performance dei socialisti in quello che un tempo era un feudo di consenso incontrastato, governato per quasi 40 anni e "perduto" nel 2018.








