Siri Hustvedt era arrivata a metà della stesura di un nuovo romanzo quando suo marito, il romanziere Paul Auster, morì di cancro ai polmoni. Continuare quella storia in sua assenza sembrava impossibile. Erano stati insieme per quarantatré anni, praticamente tutta la durata della sua carriera; non aveva mai pubblicato un libro senza che lui ne leggesse prima la bozza. Due settimane dopo la scomparsa di Auster, nella casa di Brooklyn che condividevano, Hustvedt si sedette e scrisse le prime due frasi di un nuovo libro: «Sono viva. Mio marito, Paul Auster, è morto».

Scrisse del suo senso di smarrimento: di come sentisse vividamente l’odore del fumo di sigaro, anche se Auster aveva smesso di fumare nove anni prima; di come si svegliasse disorientata dal suo lato del letto e si infilasse nella vasca da bagno ancora con i calzini addosso; di come provasse una sorta di «frammentazione cognitiva» al limite della follia. Aveva perso non solo suo marito, ma anche la persona che era stata insieme a lui. Si sentiva sbiadita e svuotata, come una fotografia sovraesposta.

Quelle riflessioni sono confluite in Ghost Stories (in Italia sarà pubblicato da Einaudi) il suo memoir sulla sua vita con e senza Auster. In parte un libro sul lutto e sui suoi effetti psicologici e fisici, è anche uno sguardo rivelatore e intimo su un matrimonio letterario. Per la prima volta Hustvedt scrive anche della tragedia che ha colpito la famiglia alcuni anni fa, quando il figlio di Auster, Daniel, che lottava contro la dipendenza, assunse eroina mentre la figlia neonata Ruby era affidata alle sue cure, e si svegliò trovandola senza respiro. Fu incriminato per omicidio colposo, dopo che un esame stabilì che la morte della bambina era stata causata da un’intossicazione da oppioidi. Poco dopo il rilascio su cauzione, Daniel, 44 anni, morì per overdose. Qualche mese più tardi Auster iniziò ad avere febbri ricorrenti, e i medici scoprirono che aveva un cancro. Reagì alla notizia forse come solo un romanziere avrebbe potuto fare — lamentandosi che morire di cancro era un finale troppo ovvio per una vita segnata da tante tragedie.