Tra i clienti del gruppo di spacciatori sgominato oggi in un'operazione congiunta di Polizia di Stato e Carabinieri c'era anche un infermiere di un ospedale napoletano, e anche per lui funzionava il delivery. Con gli intoppi del caso: in una circostanza la pusher incaricata della consegna era rimasta bloccata e aveva contattato il suo "coordinatore": "Sto fuori la porta di Rianimazione ma nessuno mi apre". A risolvere la situazione ci aveva pensato proprio il referente, che aveva contattato il cliente e l'aveva avvisato della presenza della complice già in ospedale.

L'episodio è agli atti dell'ordinanza eseguita all'alba di oggi, 18 maggio, contro il gruppo riconducibile al clan Lepre, del cosiddetto "Cavone di piazza Dante", al termine di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli (pm Mozzillo, Varone e Carrano) e svolte dalla Polizia di Stato (terza sezione della Squadra Mobile di Napoli) e dall'Arma dei Carabinieri (Compagnia Centro); è stata ricostruita l'operatività del clan Lepre, anche dopo la morte del capoclan Ciro Lepre, quando il gruppo criminale è passato alla gestione di Salvatore Cianciulli e Luigi Lepre. Le consegne erano una delle modalità più utilizzate dagli spacciatori e avvenivano in tutta la città: attività commerciali, ristoranti, pub e bar. E anche, naturalmente, nell'ospedale del centro di Napoli: in quel caso gli spacciatori riuscivano ad arrivare all'interno attraverso una porta sul retro, per consegnare cocaina ad un infermiere; il cliente è stato intercettato anche quando chiede al corriere di farlo avvisare dalle guardie giurate una volta arrivato a destinazione. Secondo gli accertamenti le consegne avvenivano anche in altri ospedali cittadini, e anche in quei casi i clienti facevano parte del personale sanitario e si facevano portare le dosi direttamente sul posto di lavoro.