"È emozionante stare qui, perché l'ultima volta che ho potuto vedere facce amiche è stata un anno e mezzo fa e all'epoca c'erano Sara e Sandrone che ora sono morti, e non ho potuto dare loro la mia solidarietà perché qua dentro il mio isolamento è totale, ti proibiscono di esistere".

Torna a parlare Alfredo Cospito, l'anarchico da anni in regime di 41 bis, e lo fa in videocollegamento dal carcere di Sassari nel corso di un processo a Bologna a carico di sei militanti accusati, a vario titolo, di danneggiamento e interruzione di funzione religiosa per fatti del 2022. Per il 59enne lo scorso 30 aprile il ministero della Giustizia ha rinnovato per altri due anni il carcere duro.

Cospito è stato chiamato a testimoniare dai difensori degli imputati, che in quell'anno avevano messo in atto azioni dimostrative in suo sostegno, mentre l'anarchico era in sciopero della fame contro il regime carcerario. Nel suo intervento ha ricordato i due militanti anarchici morti a Roma, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, deceduti lo scorso marzo nel crollo di un casale nel parco degli Acquedotti: secondo gli inquirenti stavano preparando un ordigno artigianale.

In aula erano presenti alcuni degli imputati e numerosi attivisti, più volte richiamati dalla giudice Nicolina Polifroni per aver urlato frasi come "Grande Alfredo" o "Fuori Alfredo dal 41 bis". Cospito, dal monitor, ha risposto salutando con un braccio alzato. Al termine della testimonianza, la giudice ha espulso due attivisti e disposto la prosecuzione dell'udienza a porte chiuse.