Roma, 18 mag. (askanews) – Un “normale incontro”. Da Azione spiegano così il faccia a faccia tra Carlo Calenda e Giorgia Meloni a palazzo Chigi, un appuntamento su “energia e industria” nato in scia al ‘premier time’ della scorsa settimana: sbagliato cercare indizi in chiave di alleanze politiche. Ma, inevitabilmente, la visita del leader centrista a palazzo Chigi diventa oggetto di valutazioni dentro al centrosinistra, perché con due schieramenti più o meno appaiati nei sondaggi i voti di Azione potrebbero fare la differenza. Il fatto è che nel “campo largo” M5s e Avs non sembrano particolarmente disponibili a un eventuale “ritorno” di Calenda, a differenza del Partito democratico.

Di certo, Calenda per ora non cambia la sua linea ‘terzista’, autonomo da entrambi i poli, tanto da schierarsi anche contro la riforma elettorale a cui tiene tanto la presidente del Consiglio: “Non si farà – pronostica – perché c’è una parte del testo che già sappiamo che è incostituzionale e non c’è più tempo per formularne una nuova”. Una previsione che probabilmente è anche un auspicio, perché l’ex ministro non fa mistero di sperare in un pareggio che apra la strada ad un governo “riformista” ed europeista sostenuto da una maggioranza trasversale e omogenea sui grandi dossier.