Processo in aula bunker per omicidio di Maati Moubakir il diciassettenne di Campi Bisenzio (New Press Photo)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciFirenze, 18 maggio 2026 – Molti “mi avvalgo della facoltà di non rispondere” e tanti “non ricordo” nella deposizione dell’autista che, la mattina del 29 dicembre del 2024, era alla guida del bus di linea numero 30 su cui il 17enne di Certaldo Maati Moubakir cercò riparo dopo le precedenti aggressioni del ’branco’ ma proprio lì ricevette ulteriori coltellate, di cui una mortale secondo la consulenza medico legale.

Essendo stato indagato (e condannato) per omissione di soccorso in un procedimento connesso da poco definito con un decreto penale, il conducente, assistito in aula dall’avvocato Giovanni Conticelli, davanti a molte domande delle parti civili, dei difensori dei cinque imputati e della presidente della corte d’assise Dolores Limongi, si è riparato sotto l’ombrello previsto dal codice di procedura.

Atteggiamento legittimo ma biasimato dai genitori della vittima, presenti in aula come ogni altra udienza. “Dalle telecamere e dalle testimonianze, abbiamo acquisito che un passeggero lo ha avvisato di quello che era successo mimando anche il gesto dell’accoltellamento. Tuttavia, l’autista non ha dato alcuna plausibile spiegazione del suo atteggiamento”, commenta l’avvocato Umberto Schiavotti, legale con i colleghi Filippo Ciampolini ed Elisa Borgiotti dei parenti della vittima. “Si aprono comunque scenari dal punto di vista civilistico, nell’ottica di una richiesta danni”, commenta Ciampolini.