Sentono l’odore dei fiori d’arancio. Il bouquet. Il riso. Il tovagliolo ricamato. Il cameriere che passa tra i tavoli con il vassoio d’argento. Il cugino americano che non sa dire “accussì” ma ci prova. La sposa coreana che ha scoperto Napoli su TikTok. Lo zio inglese che ballava i Blue nel 2001 e adesso guarda i Blue che provano a cantare Sal Da Vinci. Il mondo, insomma, che si piega sul mito del matrimonio italiano: sposarsi qui, mangiare qui, piangere qui, fotografarsi qui, spendere qui. Per sempre sì.Sal Da Vinci ha vinto Sanremo, è arrivato quinto all’Eurovision, riceverà la laurea honoris causa in canto popolare dal conservatorio Nicola Sala di Benevento. Ma la vera laurea gliel’ha data l’algoritmo. L’algoritmo, che conosce i ritornelli. L’algoritmo, che non sa dov’è Napoli ma sa dove portare una canzone quando ha il passo giusto. “Per sempre sì” è diventata una di quelle cose italiane che all’estero non si capiscono ma si imitano. La cantano in Giappone, la inseguono in Corea, la trasformano in reel, la provano i Blue ridendo sulla pronuncia.E allora la domanda non è più musicale ma economica: quanti matrimoni può portare Sal Da Vinci? Quanti americani, coreani, giapponesi, inglesi, indiani, brasiliani potranno ascoltare quel “sì” e decidere che il loro sì va detto in Italia? A Como? A Venezia? A Ravello? A Napoli? In Sicilia? In Puglia? Sul mare, nel chiostro, nella masseria, davanti alla torta a tre piani e alla violinista vestita di bianco? Il wedding tourism in Italia nel 2025 ha registrato quasi 17 mila matrimoni stranieri, oltre tre milioni di pernottamenti e un fatturato superiore a 1,1 miliardi di euro, con una crescita del 19,6 per cento rispetto all’anno prima. La spesa media per evento è arrivata a 67 mila euro tra hotellerie, fiori, taxi, artigiani, fotografi, catering, ville, borghi, musica.Massimo Feruzzi, amministratore unico di Jfc e direttore dell’Osservatorio Italiano Destination Wedding Tourism, si mostra ottimista. Gli chiedi se Sal Da Vinci possa spostare matrimoni e lui risponde che “dal punto di vista dell’immagine” una figura così “porta sicuramente visibilità al territorio nazionale”. Sull’impatto diretto dice “potrebbe dare una bella spinta ai matrimoni dall’estero”, soprattutto per “riconfermare l’Italia come wedding destination”. Ecco la parola: riconfermare. Perché in Italia i mercati forti sono sempre quelli: Stati Uniti e Gran Bretagna. Lingua inglese, carta di credito, seconde nozze, soprattutto blessing, cioè la cerimonia simbolica, la promessa rinnovata con vista. Como, Venezia, Toscana. Gli americani non cercano l’Italia vera, cercano l’Italia idealizzata. Ma i mercati nuovi guardano altrove. Cina, India, Emirati, Corea. Feruzzi dice che la Corea è “un mercato interessante per il futuro”, con buona capacità di spesa. Non matrimoni oceanici ma di venticinque, trenta persone. Però budget da 50, 60 mila euro. Perché la capacità di spesa di chi si sposa in seconde nozze è più alta di quella di una coppia di ventenni.diE qui entra Sal Da Vinci. La sua è una canzone che dice una cosa elementare e vendibile: sposarsi, promettersi, restare. Per sempre sì. Da Napoli al mondo. Feruzzi vede un effetto possibile soprattutto sul Sud: Napoli e la Costiera. La Campania ha scenografia, teatralità e canzone. Mancava solo il ritornello globale. E poi la Sicilia, che è già in crescita per il turismo matrimoniale, e la Puglia, che corre da anni. Flavia Bruni, floral designer e tra le fondatrice della Wedding Industry Academy, fa corsi per avere nozze perfette ed è più cauta. Dice al Foglio che l’effetto, se ci sarà, sarà prima psicologico che statistico. La canzone “fa parlare del matrimonio” e già questo può indurre le coppie a pensarci. Per gli stranieri potrebbe essere “un richiamo”, dice. Perché l’Italia nel destination wedding ha già numeri, reputazione, immaginario. Dal Nord al Sud offre tutto: lago, città d’arte, masserie, isole, borghi. Il punto, però, è il tempo. Non il tempo dell’amore. Il tempo del calendario.La stagione 2026 è già partita. Pasqua, primavera, primi weekend, prime coppie. Bruni dice che un eventuale effetto Sal Da Vinci si potrà vedere “in coda alla stagione, tra settembre e ottobre, ma soprattutto nel 2027”. E la musica? Anche lì, prudenza. Bruni non vuole vendere format inesistenti. Non dice che l’Academy farà corsi su Sal Da Vinci. Ma ammette una cosa semplice: se la canzone non sarà solo un fuoco estivo, se passerà l’autunno e resterà nell’immaginario collettivo, allora potrà entrare nelle feste. Nei matrimoni. Tra le canzoni richieste al rinfresco, nel momento del taglio torta, nel balletto degli amici, nel video montato per Instagram. È così che una canzone diventa rito. Prima tormentone, poi abitudine, poi obbligo. Oggi la ballano. Domani la pretendono. Dopodomani qualcuno dirà: “Ma come, non avete messo Per sempre sì?”.di