Chi sale in macchina con un ubriaco, accetta il rischio di avere un incidente. E, se questo si verifica, l’assicurazione può tagliare il risarcimento affermando il concorso di colpa del danneggiato. Il Tribunale di Bolzano, allineandosi a un analogo verdetto della Cassazione del 2025, ha applicato il principio in una causa relativa a un incidente stradale, avvenuto nel 2018. L’automobilista all’epoca morì nello scontro con un tir. Il passeggero aveva fatto causa, perché dall’assicurazione aveva ricevuto solo una parte del risarcimento. Il giudice Andrea Pappalardo ha ora stabilito che non gli spetta l’intera cifra. E questo perché «l’accettazione del rischio da parte del trasportato, che sale a bordo di un veicolo guidato da una persona in evidente stato di ebbrezza» può giustificare una riduzione del risarcimento.
Il precedente della Cassazione
La Suprema corte, con la sentenza 21896 del 30 luglio del 2025, aveva avallato la sentenza con la quale la Corte d’Appello aveva decurtato del 30% il risarcimento per il danno da perdita parentale agli eredi di un uomo morto in un incidente d’auto. Il guidatore, allora, aveva un tasso alcolemico 1,89 grammi al litro a fronte di un limite massimo consentito di 0,5. Troppo per non accorgersi dello stato di ebbrezza, anche perché autista e passeggero avevano passato insieme la serata.









