Dalla Spagna a Bucarest, i rifugi climatici entrano nelle città mentre il caldo estremo colpisce anziani, lavoratori e case fragili
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Il caldo entra nelle caseL’Europa sente il colpoUna città che respira
Una biblioteca fresca, una sedia libera, una fontanella, qualcuno che entra senza dover comprare nulla. Sembra poco, quasi una cosa da amministrazione ordinaria. In certe giornate, però, può diventare la differenza tra rientrare a casa storditi dal caldo e avere un posto dove il corpo smette per un attimo di difendersi. In Spagna i rifugi climatici stanno prendendo questa forma concreta: edifici pubblici aperti, spazi già esistenti rimessi in funzione con un compito nuovo, proteggere chi vive in case troppo calde, lavora all’aperto, ha più anni addosso, una malattia cronica, un neonato in braccio o semplicemente pochi soldi per accendere l’aria condizionata.
Il governo spagnolo ha annunciato una rete statale di rifugi climatici da attivare prima dell’estate, usando edifici pubblici e coordinandosi con le reti già avviate in territori come Catalogna, Paesi Baschi e Murcia. L’obiettivo dichiarato è aprire spazi soprattutto nei quartieri più vulnerabili, dove il caldo pesa di più e le abitazioni reggono peggio le temperature estreme. Barcellona, intanto, ha già fatto scuola: circa 400 luoghi tra biblioteche, musei, centri civici, impianti sportivi, piscine, asili e altri spazi pubblici o convenzionati vengono indicati come punti in cui ripararsi nelle ore peggiori.







