«La differenza tra il mio calcio e quello dei ragazzi di oggi? Una volta cercavano il talento, adesso conta solo il risultato, cercano la performance anche in un bambino di sette anni». Giancarlo Pasinato racconta: «Il mio primo allenatore, Bruno Cavicchiolo, non aveva mai giocato al calcio, ma ne capiva tanto. Era convinto che avessi talento, ma sapeva che io come gli altri eravamo poveri. Un giorno mi regala un paio di scarpe da calcio nuove per poter giocare, non avrei mai potuto comprarmele. "Te le regalo io, però me le dovrai restituire quando andrai a giocare in serie A". E appena ho esordito nell'Inter, la prima cosa che ho fatto è stata quella di rendergli il premio».

Pasinato si commuove ancora a raccontarlo. Siede a un tavolino del Bar Duomo di Cittadella, dentro le mura, ritrovo di interisti a incominciare dal barista Giancarlo che tutti chiamano "Spinarea". C'erano per lo scudetto e per la Coppa Italia appena vinti dall'Inter di Chivu. C'erano per l'addio a Evaristo Beccalossi. Pasinato, 70 anni, uno scudetto nell'Inter tutta italiana del 1980, una Coppa Italia, tre promozioni in serie A, suo il millesimo gol della storia nerazzurra. Ha incominciato nel 1972 nel Cittadella, ha finito nel 1991 tornando a casa e portando la squadra della sua città in tre anni dalla Promozione alla serie C. Sposato con Gabriella, tre figlie: Greta e le gemelle Elisa e Marta.