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L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato oggi un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (Pheic) per l'epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo, dopo la conferma di un primo caso nella città di Goma. Secondo l'ultimo bilancio dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, sono stati registrati 88 decessi probabilmente legati al virus su 336 casi sospetti. Un uomo congolese di 59 anni è morto anche nella vicina Uganda.Il ceppo Bundibugyo: nessun vaccino disponibile
L'attuale epidemia è causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola, per il quale non esistono né vaccini né trattamenti specifici. Questa variante presenta un tasso di letalità elevato e in passato aveva provocato soltanto due epidemie documentate: in Uganda nel 2007 e nella RDC nel 2012. «L'epidemia in corso costituisce un'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, ma non soddisfa i criteri di un'emergenza pandemica», ha dichiarato il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus.
Focolaio nell'Ituri, frontiera con il Ruanda parzialmente chiusa
Il focolaio si trova nella provincia dell'Ituri, nel nord-est del Paese, al confine con Uganda e Sud Sudan. Si tratta di una regione aurifera caratterizzata da intensi movimenti di popolazione e da gravi problemi di sicurezza dovuti alla presenza di gruppi armati. Il primo caso confermato a Goma riguarda la moglie di un uomo morto di Ebola a Bunia. La donna si era recata a Goma dopo il decesso del marito ed è risultata positiva ai test di laboratorio, secondo quanto riferito da Jean-Jacques Muyembe.Le autorità sanitarie temono che anche altri familiari presenti a Goma possano essere stati contagiati dopo aver avuto contatti con la salma. In seguito alla diffusione del virus, il confine tra RDC e Ruanda è stato parzialmente chiuso: secondo fonti ufficiali ruandesi, soltanto i cittadini dei due Paesi possono ora attraversare la frontiera per rientrare nei rispettivi territori. L'Uganda ha inoltre annunciato il rinvio del pellegrinaggio annuale del Giorno dei martiri, previsto il 3 giugno e capace di richiamare migliaia di fedeli, molti dei quali provenienti dall'est del Congo.










