Piove, tira vento. L’aereo presidenziale volteggia cinque volte intorno all’aeroporto di Kalamata, atterra con mezz’ora di ritardo. Giorgia Meloni entra su una Maserati nel Mandarin Oriental di Navarino alle tre del pomeriggio. Sceglie la kermesse a porte chiuse dell’Europe-Gulf Forum per lanciare due segnali in queste ore di crisi e di crucci per il governo alle prese con la crisi energetica.

Il ponte Il primo è in linea con gli alleati europei ma non dispiacerà a Donald Trump, il presidente americano tentato da un nuovo blitz aereocontro i pasdaran iraniani. «Dobbiamo assicurarci che l’Iran non possa dotarsi dell’arma nucleare e cessi di essere una minaccia nei confronti delle Nazioni vicine e non solo» scandisce la premier dal palco. Pausa. «Gli attacchi del regime iraniano, che sono arrivati a colpire persino Cipro e quindi l’Europa, dimostrano che un Iran dotato dell’arma nucleare, associato ad una capacità missilistica ad ampio raggio, è un rischio che nessuno di noi può permettersi di correre». L’aut-aut è semplice - se l’Iran vuole la pace rinunci alla bomba - e di fatto sovrapponibile alla linea della Casa Bianca. Segue la promessa italiana di impegnarsi a sminare lo Stretto di Hormuz con gli alleati «quando ci saranno le condizioni» e rifiutando «pedaggi o restrizioni discriminatorie, perché è dalla libertà di navigazione che passa la prosperità non solo del Mediterraneo e del Golfo, ma di tutto il mondo». Sono messaggi cui si mostra sensibile la platea di questa “Davos” del Sud apparecchiata dal think tank americano Atlantic Council e da Antenna Group di Theodore Kyriakou, imprenditore e nuovo editore di Repubblica con cui la premier ha uno scambio cordiale. Platea di tutto livello. Oltre al padrone di casa Kyriakos Mitsotakis, ai premier di Malta e Cipro Abela e Christodoulides, che sottoscrivono con Meloni una dichiarazione congiunta contro l’immigrazione irregolare, c’è il finlandese Alexander Stubb, che di Trump è amico e compagno di golf e si esercita volentieri sui campi sterminati del resort. Lagarde e Georgieva Più in là Christine Lagarde, presidente della Bce, seguita dalla direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva, Macron invece ha dato forfait. La cornice è il vero quadro. Piscine e vetrate a strapiombo sul mare, spiaggia ultravip - avvistati qui: Cristiano Ronaldo, Angelina Jolie e Brad Pitt, l’attore Bill Murray - cecchini e droni a presidiare e tutto intorno pascoli e distese brulle. La presidente del Consiglio sceglie questo piccolo paradiso sulle coste greche per aprire una via diplomatica lì dove la politica si è incagliata. In casa fa i conti e i conti ballano: i rincari energetici, lo sconto sulle accise in scadenza che richiede risorse ingenti per essere rinnovato, le opposizioni in pressing. Senza contare le spese militari e la decisione sul prestito Safe -quasi 15 miliardi di euro dall'Europa – che va presa entro giugno ed è al centro di un confronto serrato nel governo. All'estero tesse la tela con i partner del Golfo. Auspica un ponte fra Mediterraneo e Paesi arabi nella regione, ora che il ponte fra Europa e Stati Uniti scricchiola sotto i colpi di Trump: «La cooperazione tra Mediterraneo e Golfo può diventare uno strumento per avvicinare Occidente e Oriente, Europa, Africa e Asia», dice. E passa ai fatti incontrando a margine del forum due protagonisti di quella regione. Con il primo ministro del Qatar Abdulrahman bin Jassim Al Thani il dialogo si incentra sulla cooperazione energetica. I raid iraniani contro la centrale qatarina di Ras Laffan hanno costretto anche il governo italiano a rifare i calcoli delle forniture energetiche. Da quella centrale partivano i “treni” di gas naturale liquido (Gnl) diretti verso il nostro Paese. Le società qatarine hanno dichiarato la forza maggiore sui contratti, serviranno mesi, forse anni per riparare i danni e l’Italia ha tutto l’interesse a fare la sua parte accelerando i lavori.Il bilaterale C’è tempo per un bilaterale con il premier del Kuwait, Sheikh Ahmad Al-Abdullah Al-Sabah. E qui il focus si sposta sulla sicurezza. Meloni offre solidarietà per gli attacchi subiti dall’Iran, si impegna a visitare nei prossimi mesi un Paese chiave per l’Italia, se non altro per la base di Ali Al Salem dove è stanziato un corposissimo contingente italiano. È durante questo vis-a-vis che la notizia della strage di Modena raggiunge la presidente del Consiglio. L’auto sui passanti, lo strazio dei feriti per strada, si pensa subito a un attentato, per un’ora non si esclude il rientro di corsa a Roma. Poi lo scenario terroristico viene messo da parte, complice il triangolamento della premier con Piantedosi, Mantovano e i Servizi segreti. A Roma lo shock innesca la polemica politica, puntuale. Con la Lega a chiedere una nuova stretta contro l’immigrazione, appena appresa la notizia che il responsabile dell’aggressione è un italiano ma africano di seconda generazione. L’asse sui migranti La premier si tiene fuori dalla rissa. Di immigrazione nondimeno si occupa nel chiuso del resort greco a cinque stelle. Nella dichiarazione congiunta con il maltese, il greco e il cipriota - che oggi vedrà per un bilaterale a Cipro - i leader si impegnano a «prevenire che l’attuale situazione in Medio Oriente porti a una crisi migratoria simile a quella vissuta nel 2015». A metà giugno i rispettivi ministri dell’Interno si vedranno a Roma per un summit. Intanto il governo incassa con il sorriso la “dichiarazione di Chisinau” del Consiglio d’Europa. «Riconosce la legittimità per le nazioni di soluzioni innovative nella gestione dei flussi migratori, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi, sul modello avviato dall'Italia in Albania» esulta Meloni. Piccole schiarite fra i nuvoloni che vanno e vengono sopra la spiaggia di Navarino.