Avere paura davanti allo schermo. E senza scomodare il cinema horror. Talvolta accade che la performance di un attore sia così pregnante, dirompente, “extra-ordinaria” da destare i brividi, specie se si occupa la prima fila della sala cinematografica. È accaduto ieri davanti alla monumentale prova di Javier Bardem nel magnifico El ser querido (L’amato) di Rodigo Sorogoyen.

Finalmente in concorso al Festival di Cannes, con il suo settimo lungometraggio il talentuoso cineasta madrileño ha composto sullo spartito del cinema un’opera intima ed esplosiva allo stesso tempo che, nella cornice del meccanismo meta-cinematografico- il film-nel-film – esplora le ferite di un “non rapporto” tra un padre e una figlia troppo a lungo da lui trascurata. Sulla carta il racconto è semplice: il famoso e pluripremiato regista Esteban Ramirez (Javier Bardem) propone alla figlia Emilia (la bravissima Victoria Luengo, apprezzata nella serie Antedistrubios dello stesso Sorogoyen) un ruolo rilevante nel suo nuovo film. La giovane aspira a una carriera di attrice, ma il padre così potente e ingombrante non l’aveva mai cercata prima di questo momento. Incontrandosi in un ristorante dopo 13 anni di assenza, Esteban ed Emilia cercano un dialogo: è faticoso, imbarazzante, carico di silenzi. La giovane accetta il ruolo. Da questo momento il film si sposta sul set allestito nelle zone desertiche di Fuerteventura. Il vento dell’isola cresce, il loro rapporto non può che mettere a nudo le fratture profonde, le ferite ancora aperte.