La Spezia, 13 maggio 2026 – Akter ama Hossain. E Hossain ama Akter. Sono sposi fratelli, consegnati a un matrimonio combinato dalle rispettive famiglie. Un matrimonio che hanno dovuto accettare ma che, come accade talvolta nelle faccende umane, ha dimostrato, alla prova del tempo, di essere un passo oltre il destino: una benedizione ineluttabile, verrebbe da dire. E così sia. Akter Shahanaj ha 32 anni, il viso tondo, gli occhi incorniciati dall’eyeliner – nero su nero – e il brillantino del piercing che fa su e giù ogni volta che il naso si arriccia in un sorriso. E sorride spesso, Akter. Hossain Anowar di anni ne ha 53, lo sguardo timido, l’italiano ancora un po’ stento: incespica nei congiuntivi – in cantiere, non servono –, ma lei è lì, pronta a correggerlo. A tradurlo. A interpretarlo. "Ci leggiamo le cose dentro. A vicenda. E le custodiamo".

Ci leggiamo le cose dentro. A vicenda. E le custodiamo

Sono nati a Comilla, capitale dell’omonimo distretto, nel sud est del Bangladesh, proprio al confine con la regione indiana del Tripura. Una città da un milione e 600mila abitanti, per dimensioni la seconda del paese dopo Dacca. A guardare la cartina diresti che il Golfo del Bengala sia proprio lì, a una manciata di chilometri, quasi intuibile a occhio nudo, nelle brume di una pianura senza scampo, verde e inzuppata fino al midollo. E invece per vedere il mare i contadini di Comilla devono farsi ogni volta otto ore di treno. "Ma ne vale la pena", dice Akter, e sorride ancora. Akter e Hossain sono sposati dal 2011: lei aveva 19 anni, lui 38. Un matrimonio fulmineo: un amore che affonda nella tradizione, patrimonio di un popolo e di una cultura diversi dal nostro, e cementato da una promessa.