Assedio. Nayib Bukele, presidente de El Salvador, vuole silenziare la testata di inchiesta El Faro. E ci prova in tutti modi, legali e non. L’ultima mossa: il congelamento dei beni di Trípode S.A., editrice de El Faro, oltre al congelamento del conto in banca. Il pretesto è quello del “sequestro preventivo” là dove, almeno dal 2020, il governo centrale – attraverso il Ministero del Tesoro – indaga El Faro per presunta evasione. In realtà, la testata è in pari con il fisco salvadoregno. “Le tasse le abbiamo pagate con puntualità”, sostiene il direttore Carlos Dada, ricordando che il giornale è già stata sottoposto a quattro revisioni contabili. “È l’ennesima rappresaglia”, dice a Ilfattoquotidiano.it la redazione. “Ci attaccano ogni volta che sveliamo i patti tra governo e gang, episodi di corruzione e abusi di potere”.

Questa volta, a far infuriare il dittatore cool è stata la pubblicazione del documentario The Deal, prodotto da El Faro in collaborazione con Frontline PBS, che rivela accordi e riunioni segrete che si sono svolte intorno al 2020 tra il governo Bukele e diversi leader della gang MS-13 (Mara Salvatrucha), attraverso documenti inediti, registri penitenziari e dossier di intelligence. Il patto: meno omicidi nelle strade, sostegno politico e benefici per i leader delle gang. A un certo punto, nel 2021, l’accordo si rompe. Bukele dichiara lo Stato di emergenza: 90mila arresti. Cadono le gang, ma anche tanti innocenti. I problemi però non erano finiti. Alcuni membri di MS13, reclusi negli Stati Uniti, si preparavano a testimoniare contro Bukele. Tutti loro catturati in Usa dopo il loro rilascio – improvviso e illegale – voluto dallo stesso presidente. Preoccupava soprattutto la deposizione di César Antonio López Larios, alias “Greñas”, già interlocutore di Osiris Luna, già direttore generale dei centri penitenziari.