di Carmelo Zaccaria

La strategia comunicativa di Meloni è improvvisamente cambiata dopo il referendum; svegliatasi dal torpore relazionale, sembra ora più disponibile a “metterci la faccia”, nel tentativo di recuperare consenso.

Da quando è a capo del governo, la premier ha tenuto in media una conferenza stampa al mese, previlegiando sempre formati comunicativi meno esposti al confronto, preferendo parlare direttamente ai cittadini, senza il filtro dei giornalisti, con dichiarazioni stampa lampo o messaggi video diretti (come la rubrica “Appunti di Giorgia”) dove poter esporre la sua versione dei fatti scansando domande scomode e “sfrigolamenti” dialettici dei soliti malintenzionati dell’opposizione; scegliendo di non partecipare quasi mai alle conferenze post Consiglio dei Ministri, delegando ai singoli titolari dei dicasteri la spiegazione tecnica e politica dei provvedimenti approvati.

Evitare dunque qualsiasi contraddittorio pubblico e schivare le trappole mediatiche. Ridurre al minimo gaffe o scivoloni su temi caldi che potrebbero alimentare polemiche. Da aprile 2026 c’è stata un’inversione di tendenza nella strategia di comunicazione. La premier ha deciso di esporsi in prima persona.