Il Comune di Trento ha subito una significativa sconfitta giudiziaria che mette in discussione l’efficacia dei controlli elettronici della velocità condotti senza il rispetto di rigorosi requisiti tecnici. La vicenda ruota attorno alla galleria di Martignano, dove un occhio elettronico ha finito per colpire non l’automobilista, ma l’amministrazione stessa.

Un verbale senza basi legali

Tutto è nato da un transito avvenuto il 7 aprile 2024, quando un cittadino è stato sanzionato per aver percorso il tunnel a 96,90 km/h, superando di poco il limite di 90 km/h. Tuttavia, la contestazione si è sgretolata davanti ai giudici poiché lo strumento utilizzato non risultava omologato secondo le normative ministeriali, un requisito che la legge considera fondamentale per la validità della multa.

La confusione tra approvazione e omologazione

In sede di appello, il Comune ha tentato di difendere il proprio operato sostenendo che l’approvazione preventiva del dispositivo fosse sufficiente a certificarne la regolarità. Il Tribunale di Trento ha però respinto fermamente questa tesi, allineandosi all’orientamento della Corte Suprema. I giudici hanno chiarito che approvare un prototipo non equivale a omologare l’apparecchio specifico: si tratta di due procedure distinte e non interscambiabili, con la seconda che garantisce una conformità tecnica superiore.