In campagna elettorale, ogni attacco vale e oggi a far discutere è stato il conferimento del San Giorgio d'Oro 2026, massima onorificenza del Comune di Reggio Calabria, a Nino Spirlì, artista, scrittore ma soprattutto ex presidente della Regione Calabria eletto nelle file della Lega.A dare la notizia del premio alla vigilia della cerimonia odierna nel teatro Cilea, era stato lo stesso Spirlì, dicendosi emozionato e onorato del riconoscimento. La motivazione è stata poi svelata durante l'evento: “Autore, regista e figura pubblica, ha contribuito al panorama culturale e mediatico italiano con una intensa attività tra teatro, televisione e impegno istituzionale”.L'ex governatore ha ricevuto il San Giorgio dalle mani del sindaco facente funzioni Mimmo Battaglia e sul palco è stato accompagnato dal consigliere regionale Giuseppe Falcomatà, che ha definito “mio grande amico”. E poco importa che pochi giorni prima, in un altro post, Spirlì avesse espresso stima e affetto nei confronti di Francesco Cannizzaro, candidato sindaco del centrodestra che insidia il palazzo municipale che Falcomatà non ha certo dimenticato, tanto da lavorare intensamente dietro le quinte a supporto del centrosinistra e dell'auspicato successore Battaglia.Non importa perché il San Giorgio d'oro è - o dovrebbe essere - uno spazio franco, dove la politica non entra e i protagonisti sono reggini illustri che hanno dato un contributo culturale, intellettuale e sociale alla città di Reggio. Il San Giorgio d'oro tra significato dei premi e regolamento per la scelta degli insignitiMa i premiati di questa e altre edizioni hanno davvero questa caratura? Ogni anno sono puntuali polemiche, opinioni divergenti e anche - diciamolo - un po' di invidia paesana nei confronti di chi riceve l'onorificenza. E alla fine la politica trova un pertugio da cui infilarsi, anche in tempi non elettorali e quindi a maggior ragione adesso.L'onorificenza della città a Spirlì non avrebbe potuto ovviamente essere gradita ai militanti di sinistra e non le ha mandate a dire Enzo Infantino, attivista e coordinatore di missioni umanitarie e già storico esponente comunista. In un post ha bollato il riconoscimento “a un razzista e xenofobo, un personaggio che scrive apertamente a sostegno della eliminazione del popolo palestinese e incita Trump e Netanyahu nella guerra illegale contro l'Iran. Un vero e proprio guerrafondaio. Questi sono i suoi meriti? Vergogna”. Infantino, si badi bene, non fa nomi (e rinvia all'elenco dei premiati chi gli chiede di essere più chiaro sull'identità della persona contestata). Sgancia, però, la bomba dei valori che dovrebbero improntare il riconoscimento, escludendo quindi chi esprima posizioni contrarie alla pace e i diritti umani. Mentre la poeta e attivista Eleonora Scrivo rileva il disequilibrio di genere con sole 3 onorificenze a donne e 2 a realtà femminili su una selezione di 59.Altre le argomentazioni, ugualmente critiche, di Saverio Pazzano, ex consigliere comunale candidato sindaco del movimento La Strada: “Io non conosco le motivazioni delle benemerenze conferite. Non le so ora - precisa - e non le ho mai conosciute prima che venissero lette nelle cerimonie”.Pazzano ricorda infatti che esiste un regolamento per il conferimento del San Giorgio d'oro, deliberato nel 2015, denunciando che non sia mai stato adottato. Nel regolamento è previsto che l'onorificenza sia assegnata per decisione del consiglio comunale a maggioranza assoluta.“Immagino - ironizza Pazzano - che la maggioranza assoluta sia silentemente d'accordo sul conferimento. Non si discute la persona, né le sue vicende umane degne della massima solidarietà, ma le sue idee, di società, Mediterraneo, cultura, che mi augurerei mille miglia lontane dalla maggioranza assoluta del consiglio comunale e dunque della comunità cittadina”.Nino Spirlì non ha sinora risposto alle (indefinite ma chiarissime) frecciate: quella di oggi per lui è stata una giornata gioiosa ed è rientrato a Taurianova con il desiderio di mostrare il premio alla sua persona, l'adorata madre. Tanti i messaggi di congratulazione che lo hanno raggiunto, confermando l'affetto che lo circonda in Calabria e la solidarietà per la battaglia contro il cancro, che ha scelto di condividere pubblicamente parlando senza tabù di sanità, malattia, morte e fede cristiana. Un'onorificenza che unisce generazioni ed esperienze molto diverse per designare i cavalieri della cittàIl monito finale nel post del leader della Strada è però riferito (indirettamente, anche qui non ci sono nomi) all'orientamento ideologico e valoriale dei premiati con il San Giorgio d'oro, criterio che non rientra tra quelli da prendere in considerazione per la benemerenza che Italo Falcomatà, suo fautore negli anni Novanta, aveva immaginato come legata a Reggio e per questo dedicata al patrono. In quest'idea non è necessariamente insita l'origine reggina dei premiati, ma gli insigniti pur non oriundi dovrebbero avere lasciato un segno per il progresso e la crescita della città.Ovvero, non si parla soltanto di eccellenze (e nel palmares di quest'anno abbiamo tanti talenti del cinema, teatro, sport e medicina), ma di personalità che si siano distinte con il loro operato per il bene di Reggio. Ed è giusta, ad esempio, la scelta delle bellissime onorificenze alla memoria (citiamo il tecnico sportivo Enzo Ambusto, il commerciante Paolo Vale, l'attore e regista Francesco Camera, l'ingegnere della ricostruzione Gino Zani); così come alcuni premi assegnati a commercianti, professionisti e rappresentanti di associazioni anche del settore della comunicazione digitale.Neanche noi faremo nomi, perché si tratta di personaggi molto diversi tra loro per curriculum o talento e sarebbe fuori luogo metterli a paragone o dare l'impressione di voler attribuire voti. Del resto, il San Giorgio d'oro è sempre stato caratterizzato da una trasversalità generazionale e livelli vari di esperienza e successo, affiancando sulla stessa passerella cittadina giovani e anziani ma anche popolarità locali e reggini illustri fuori dai nostri confini. Dalla statuetta del patrono alla pergamena, non conta il valore economico ma quello del legame con ReggioIl patrono, ispiratore del riconoscimento, abbraccia tutti con la stessa protezione che stende sulla sua città. Il passato più glorioso di questa onorificenza era un vero e proprio “sangiorgino”, la statuetta del santo bagnata in oro che aveva impreziosito il premio nato come semplice targa di colore dorato. Poi quella dicitura è scomparsa insieme alla scultura e oggi le personalità ricevono una pergamena incorniciata, che evidentemente non ha lo stesso valore economico, ma è inestimabile e senza prezzo per chi ama Reggio e ne diventa ideale cavaliere.Quanto, appunto, a San Giorgio, con il patrono il Comune aveva fatto una gaffe per l'organizzazione civica dei festeggiamenti religiosi e oggi ha rimediato aprendo gli eventi con la cerimonia dell'onorificenza calendarizzata con un giorno d'anticipo.