Il depuratore di Ravagnese
“Nessuno ha mai fatto nulla per il depuratore, eppure in tanti anni abbiamo parlato con politici di ogni schieramento. Combattiamo ogni giorno con questo ferro vecchio che ci ritroviamo a pochi metri dalle nostre case e non ci dà pace. Nessun politico ha avuto il coraggio di risolvere questo problema, ma tutti, nell'intera città, conoscono perfettamente quello che succede qui".Paolo Vita è la memoria storica della battaglia civica contro il travagliato depuratore di Ravagnese: presidente del primo comitato spontaneo costituito dai residenti, ha portato le istanze dei cittadini davanti alle istituzioni, visionato progetti, proposto soluzioni e organizzato vigorose proteste. Una storia che sembra eterna, cristallizzata in un'attesa di cambiamento quasi utopica. Oggi ottantenne, Vita continua a denunciare il caso con la stessa passione, come dimostra il suo recente intervento durante un'iniziativa con Francesco Cannizzaro nel quartiere. “Ho parlato da cittadino e come sempre mi sono scaldato - dice - perché voglio ancora augurarmi che la nuova amministrazione prenda subito in carico la riqualificazione dell'impianto. Finché le forze e la salute me lo consentiranno, non mi stancherò di lottare. Non lo faccio per me, ma per i nostri nipoti e le nuove generazioni che non devono vivere quello che abbiamo sopportato noi a Ravagnese per colpa di questo obbrobrio”. L'appello di Paolo Vita: “Il nuovo Comune intervenga subito, prima che la gestione passi ad Arrical”Vita abita a un centinaio di metri dal depuratore, ma c'è chi sta ancora peggio. “Chiederei ai candidati sindaci di farsi una passeggiata qui. Qualcuno vive in case con le finestre che affacciano sulle vasche. Il lunedì c'è il travaso dei fanghi e le lascio immaginare cosa passano i residenti… Qualche mese fa, dopo la rottura di una vasca, i rifiuti sono stati abbandonati all'esterno, creando una discarica a cielo aperto sotto le abitazioni”. La quotidianità di chi convive con il depuratore è quella di respirare effluvi maleodoranti, un sottofondo odoroso insopportabile e potenzialmente nocivo alla salute (anni fa fu registrata un'incidenza maggiore di tumori tra chi risiede nell'area dell'impianto, fenomeno preoccupante ma mai indagato scientificamente). Qualche residente nel quartiere racconta di essere svegliato nel cuore delle afose notti estive, dall'odore nauseabondo che arriva dalle finestre aperte, e dell'effetto del vento di scirocco che trasporta i miasmi.“Lo vogliamo mettere al primo punto nell'agenda della nuova amministrazione? Si deve prendere questo sacrosanto impegno, il depuratore di Ravagnese va aggiustato, ristrutturato”, ribadisce senza giri di parole Vita. “Quando lo dico io mi infervoro e forse i miei modi sembrano bruschi, ma da troppo tempo ciò che è sotto gli occhi di tutti non interessa minimamente alle istituzioni. Pensano a Gallico e Pellaro, mai a Ravagnese! Mi è stato detto da un sindaco che il depuratore non funziona e sono molto dispiaciuti… ora non vorrei sentire le stesse parole da un altro sindaco”. Il piano di sviluppo dell'aeroporto e l'ingombrante vicinanza con il depuratoreIn questo scenario, un argomento caro a Paolo Vita è pure l'aeroporto, che per lui rappresenta una seconda casa. “Sono stato uno dei primi lavoratori aeroportuali alla fine degli anni Sessanta - ricorda - ho dato tutto me stesso per questa struttura, ho trascorso più tempo lì che in famiglia e ho ricevuto tantissimo dal mio lavoro. Ho vissuto l'intera storia dell'aeroporto, oggi quando sento tutti parlarne anche alla leggera penso che non sanno nulla dei sacrifici che abbiamo fatto”.La riqualificazione dello scalo è una conquista contaminata dall'ombra del depuratore, un vicino ingombrante che genera un vero e proprio autosabotaggio istituzionale dell'infrastruttura. “L'aeroporto - continua Vita - che non era mai stato toccato dall'epoca della costruzione, oggi finalmente viene rinnovato ma si lascia accanto un impianto fatiscente. Che senso ha?”L'impegno della nuova amministrazione sarà determinante perché adesso il tempo utile per intervenire si sta assottigliando. “Da gennaio 2027 la depurazione sarà gestita da Arrical - spiega Paolo Vita - e il Comune non avrà più voce in capitolo. Non abbiamo avuto attenzione sul nostro territorio finora ma dovendo relazionarci con Catanzaro sarà tutto più difficile. Non possiamo illuderci che qualcuno sul livello regionale si interesserà di Ravagnese. Ma se il nuovo sindaco agirà subito utilizzando questi ultimi mesi, può farcela". Chi ha creato il comitato spontaneo dando voce ai cittadini sente però un'amarezza che non riguarda politica ed enti. “Siamo un quartiere esteso, una città nella città. Eppure la maggior parte dei residenti non si espone e non si mobilita. Nel comitato siamo partiti in 7, oggi ci ritroviamo in 3. Abbiamo fatto manifestazioni in piazza Italia in piena estate, sotto il sole bollente, chiedendo la partecipazione dei residenti ma eravamo sempre pochi… la stessa gente che subisce il depuratore preferiva andarsene a mare". "L'unione fa la forza - continua Vita - Credo che non sia giusto sprecare i sacrifici e le lotte di noi anziani. Ora per il depuratore devono combattere i nostri figli, ma la comunità deve essere compatta e determinata come non è mai stata se davvero vogliamo farci ascoltare”.La proposta nel masterplan del comitato di quartiere e l'area individuata per ridurre l'impatto e le speseIl depuratore di Ravagnese deve essere risanato o spostarsi dalla sua collocazione, stabilita vicinissima all'abitato e all'aeroporto? La seconda soluzione è quella che da sempre sollecitano i residenti, ma Vita la ritiene ormai impraticabile: “Abbiamo capito che non lo sposteranno. C'era un progetto finanziato per ricollocare l'impianto a Valanidi con un sistema di condotte sotterranee, che però fu bocciato perché era di complessa realizzazione oltre che rischioso nell'area del torrente. Ma se non si può spostare, allora che lo riparino liberandoci da questo sfasciume!”Il paradosso del depuratore è che, nonostante un'indagine aperta sullo smaltimento delle sostanze inquinanti che a gennaio ha portato al sequestro preventivo della struttura, l'attività non può interrompersi per non creare un corto circuito nel ciclo depurativo. Inoltre, la ditta affidataria Idrorhegion, sotto inchiesta per presunti reati di gestione illecita dei rifiuti, rimane il gestore per conto del Comune nell'ultima fase di competenza dell'ente per la depurazione, prima del passaggio ad Arrical: l'amministrazione ha infatti prorogato di un anno l'affidamento alla società della manutenzione di rete fognaria e impianti. Sul depuratore di Ravagnese i cittadini non vogliono cedere soprattutto ora che Reggio è in procinto di iniziare una nuova stagione amministrativa. Anche nel masterplan di quartiere elaborato dal comitato di quartiere Ravagnese-Sant’Elia-Saracinello, una tipologia di documento unica su scala nazionale, il tema è centrale.La proposta del comitato è di delocalizzare l’impianto nell’area del torrente Sant’Agata, zona ritenuta idonea per la scarsa densità abitativa ma anche propizia per motivi tecnici funzionali.Nel masterplan si osserva che l’impianto attuale, proprio a causa della sua posizione, richiede l’uso costante di pompe di risalita gravando sul bilancio comunale per centinaia di migliaia di euro. Spostato a valle, il depuratore non sarebbe impattante per la popolazione e risulterebbe più efficiente ed economico. La nuova collocazione permetterebbe infatti ai liquidi di confluire per caduta, eliminando gran parte dei costi energetici e i sistemi di sollevamento. Liberato il vasto spazio oggi occupato dalla struttura, che ha sottratto disponibilità di zone di verde e arredo urbano senza misure compensative, l'area potrebbe essere destinata a iniziative ricreative. Si propone, ad esempio, di invertire la collocazione tra depuratore e centro sportivo Sant’Agata. Un'altra idea emersa dialogando con i cittadini è situare il nuovo impianto nell’area industriale di San Gregorio. Il comitato di quartiere vede il progetto dello spostamento realizzabile attraverso fasi precise: l'avvio di uno studio di fattibilità tecnico-economica della delocalizzazione; la redazione di un piano di riqualificazione urbana per l’area sgomberata dall’impianto; l'apertura di un tavolo di confronto con le istituzioni competenti e i cittadini.L'audit lanciato dal movimento civico “Aria Fuori Legge” e il piano per delocalizzare e creare un parco dei profumiLa vicenda del depuratore di Ravagnese inizia già viziata da un'irregolarità grave, perché la struttura irrompe in un centro abitato già esistente, scegliendo una localizzazione vietata dall'articolo 216 del testo unico delle leggi sanitarie, un regio decreto del 1934 valido e in vigore da novant'anni. La norma impone che le strutture che rilasciano esalazioni debbano sorgere in luoghi isolati e lontani da zone abitate. La collocazione nell'abitato è ammessa con onore dell'industriale a provare che non sia dannosa per la salute del vicinato. Il depuratore rientra tra le “industrie insalubri di prima classe”, oggetto della normativa citata, secondo la classificazione del decreto del 5 settembre 1994 del ministero della salute. Il depuratore di Ravagnese diffonde dunque “Aria Fuori Legge”, nome scelto per un'iniziativa civica, open source e decentralizzata che vuole far diventare virale il caso dell'impianto reggino attraverso un audit pubblico diffuso con video su un canale YouTube dedicato. Un'immagine dal video audit “Aria Fuori Legge”Nell'audit (intenzionalmente lanciato durante la campagna elettorale delle comunali per chiedere ai candidati sindaci di prendere posizione), si denuncia la scelta di consolidare il depuratore nell'area attuale grazie a un finanziamento da 52 milioni stanziato per il progetto esecutivo approvato con il provvedimento 137 del 2025 del commissario unico per la depurazione. Anziché spostarlo assolvendo i residenti di Ravagnese da un autentico “ergastolo olfattivo”, l'impianto è stato persino ampliato nella portata, passando da un bacino di circa 120.000 a 161.000 abitanti di cui trattare i reflui. Un investimento che si specchia in quello parallelo dell'aeroporto Tito Minniti, che secondo il piano di sviluppo si espande proprio in direzione delle vasche di liquami del depuratore. In una zona che non è solo “puzza” ma un certificato rischio per la salute, citando i rilievi Arpacal dello scorso anno che attestano livelli di escherischia coli ed enterococchi oltre i limiti di legge (con ordinanza comunale di balneazione vietata nelle acque di Sabbie Bianche). Il movimento sottopone alla nuova amministrazione un piano per delocalizzare il depuratore e creare nell'area completamente rigenerata un parco dei profumi con essenze e piante locali. Sostituendo alla puzza dei liquami i meravigliosi odori delle nostre eccellenze naturali come bergamotto, cedro, agrumi ed erbe aspromontane. Il tutto con una roadmap amministrativa ed esecutiva precisa, da portare a termine nell'arco di 1460 giorni.








